25 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Convegno

Donne, famiglia e lavoro: quali le prospettive delle pari opportunità?

Strutturalmente sono occupati più maschi che femmine (nel 2016, in valore assoluto, gli uomini occupati sono quasi 300mila e le donne poco più di 200mila, pari rispettivamente al 72% e al 57%). Detto ciò, però, “è proprio l'occupazione femminile che, lo scorso anno, è cresciuta di più: 2 punti percentuali contro un punto percentuale, e i primi dati del 2017 confermano questo trend”
Donne, famiglia e lavoro: urli le prospettive delle pari opportunità?
Donne, famiglia e lavoro: urli le prospettive delle pari opportunità?

FVG - La conciliazione tra vita familiare e vita professionale resta ancora un problema aperto e la Commissione regionale pari opportunità, presieduta da Annamaria Poggioli, l'ha affrontato nell'incontro pubblico "Lavoro: quali prospettive per le giovani donne?", chiamando a discuterne e a confrontarsi esponenti della politica, dell'associazionismo femminile, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali, imprenditrici, esperte, docenti.

«L’incrocio donne, famiglia e lavoro è un tema di assoluta attualità, e tra questi cogente è proprio il lavoro», ha detto Annamaria Poggioli, presidente della Cpro, nel suo intervento introduttivo. Poggioli ha citato i dati riguardanti la disoccupazione in Friuli Venezia Giulia sottolineando il miglioramento registrato dal 2014 al 2016 con il passaggio dall'8% al 7,5%, ma non per quella femminile che continua ad attestarsi al 9,6% seppure in presenza di livelli di elevata scolarizzazione e un orientamento formativo che ora, più che in passato, si rivolge alle facoltà tecniche e scientifiche. E' dunque importante porsi in un'ottica di progettualità, ha aggiunto portando come esempio il lavoro svolto con l'assessorato competente legato all'esame e alla valutazione di 22 progetti presentati da Comuni e Uti. Dagli elaborati si evince una grande voglia delle donne di mettersi in gioco nell'imprenditorialità e nell'autoimprenditorialità, nei settori del commercio, del turismo e anche dell'agricoltura: "c'è una intraprendenza che non deve essere mortificata", ha affermato. Di qui "l'invito a istituzioni e associazioni di categoria a unire le forze per trasformare la conciliazione in condivisione, attuando concretamente buone prassi e azioni positive seguendo strategie e percorsi efficaci che ci portino a essere civilmente unite e consapevoli nel raggiungimento dell'obiettivo".

«Il tema del lavoro che affrontiamo oggi - ha ricordato Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale - è fondamentale e, a fronte di difficoltà ancora presenti, assistiamo con sempre maggiore frequenza a giovani donne che, in una dinamica di pari opportunità, intraprendono carriere prima precluse perché sostanzialmente maschili, come il settore dell'innovazione tecnologica o il mondo delle imprese».

«Oggi per affrontare il tema del lavoro - ha detto la presidente Serracchiani dopo un ringraziamento doveroso alla Commissione - si sta facendo un grande sforzo a livello nazionale e regionale per superare le difficoltà che incontrano le donne nella ricerca di un'occupazione e in questa ottica alcuni strumenti contrattuali possono risultare utili per correggere le storture dei tempi di conciliazione». Serracchiani ha quindi ricordato che la crisi economica ha visto aumentare la disoccupazione nella regione dal 3,5% del 2008 al 10% del 2014, «un vero e proprio shock per un territorio molto produttivo come il Friuli Venezia Giulia che ha penalizzato alcune categorie fragili: le donne e gli over 50.

Oggi la situazione è migliorata - ha ricordato la presidente - anche grazie a strumenti messi in campo per favorire l'imprenditorialità femminile, l'impegno per contrastare l'abbandono scolastico (con un investimento di 31 milioni di euro) e le misure per i giovani come Attiva Giovani e Garanzia Giovani, che in Fvg hanno funzionato. A questo proposito ha sottolineato che forse sarebbe opportuno, in tema di disoccupazione giovanile, analizzare una diversa fascia d'età rispetto all'attuale che è compresa tra i 15 e i 24 anni ed evitare il rischio di risultati fuorvianti che possono portare a un improprio utilizzo di strumenti da mettere in campo. Anche in questo caso si potrebbe lavorare a un cambiamento come nel caso dei contratti di apprendistato. C'è ancora molto lavoro sul fronte dell'acquisto della consapevolezza femminile in tema di violenza, soprattutto nelle giovani generazioni, ma molte azioni sono state avviate: il Friuli Venezia Giulia ad esempio - ha ricordato la presidente - è una delle poche in Italia ad avere il Pronto soccorso rosa, con uno staff di persone competenti pronte ad affrontare eventuali situazioni di violenza e a recuperarle tempestivamente.

Strutturalmente sono occupati più maschi che femmine (nel 2016, in valore assoluto, gli uomini occupati sono quasi 300mila e le donne poco più di 200mila, pari rispettivamente al 72% e al 57%). Detto ciò, però, «è proprio l'occupazione femminile che, lo scorso anno, è cresciuta di più: 2 punti percentuali contro un punto percentuale, e i primi dati del 2017 confermano questo trend», ha spiegato l'assessore regionale Loredana Panariti. Ma c'è una curva discendente brusca - ha reso noto la titolare di Formazione e Lavoro - dopo i trent'anni, quando diventa difficile conciliare le esigenze del lavoro con quelle della famiglia, soprattutto dopo la nascita dei figli. I dati - ha chiosato la Panariti - ci dicono che il cammino verso la genitorialità pienamente condivisa è ancora lungo. O, almeno, che le donne sentono ancora decisamente forte il peso e la responsabilità dei figli: un peso e una responsabilità che riguardano non soltanto il problema di gestire materialmente il tempo, piuttosto un "carico mentale" che le istituzioni e la società sono chiamate a supportare.