19 giugno 2019
Aggiornato 11:30
Il lutto

Morto il poeta Pierluigi Cappello

Aveva solamente 50 anni. Si è spento domenica mattina nella sua casa di Cassacco. Nato a Gemona del Friuli, Cappello era cresciuto a Chiusaforte. Letterato apprezzato a livello nazionale
Morto il poeta Pierluigi Cappello
Morto il poeta Pierluigi Cappello ANSA

UDINE - Cultura friulana in lutto. E' morto il poeta Pierluigi Cappello, 50 anni. Colpito da una malattia incurabile, si è spento nella sua casa di Cassacco domenica mattina. Nato a Gemona del Friuli, Cappello era cresciuto a Chiusaforte, e proprio sulle strade del Canal del Ferro era accaduto l'incidente che l'aveva costretto sulla sedia a rotelle. Un legame, quello con la sua terra d'origine, rimasto sempre molto forte. «Questa luce, questi colori, questi paesaggi aspri mi appartengono. Mi sento di questi posti». Cosí si esprimeva Cappello durante una sua visita a Tarvisio. «Quando passo Venzone ed entro in queste valli – aggiungeva – comincio a subodorare i miei luoghi. Mi sento come in famiglia».

Poeta di rara sensibilità, era apprezzato non solo in regione, per le sue produzioni in lingua friulana, ma in tutto il territorio nazionale. In questi anni è stato premiato in diversi concorsi nazionali: il Premio Montale, il Premio Nazionale Letterario Pisa, il Premio Bagutta sezione Opera Prima, il Superpremio San Pellegrino, il Premio Speciale della Giuria 'Lagoverde 2010', il Premio Viareggio-Rèpaci, il Premio Vittorio De Sica, il Premio Terzani e molti altri. Il 27 settembre 2013 l'Università di Udine gli conferì la laurea honoris causa in Scienze della formazione, il 5 dicembre 2013 la città di Udine gli riconobbe la cittadinanza onoraria, e pochi giorni dopo lo stesso fece la comunità di Tarcento. 

Poeta e saggista, Cappello aveva pubblicato diversi libri con i suoi scritti, l'ultimo dei quali, era stato esaltato anche dal cantante Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.  «La poesia – diceva Cappello – è un fenomeno, accade, e nessuno sa il perché. Entrando nella realtà però, diventa una realtà al quadrato, sempre piú forte. Un poeta – concludeva – deve essere capace di riconoscere nel lapsus o nell'errore, la forza vivificante della poesia. Chi scrive versi lo fa malgrado se stesso».