29 maggio 2020
Aggiornato 05:30
Il personaggio

‘After the cancer’: la storia 'colorata' di Simonetta che fotografa le donne guarite dal cancro

Lei è una bellissima donna alla soglia dei 50 anni. Ha avuto un tumore anni fa. Lo ha sconfitto. Oggi sta dietro l'obiettivo della macchina fotografica, dopo aver dato vita a un progetto che punta a ridare autostima alle donne che hanno vissuto la sua stessa dolorosa esperienza e lo fa con il sorriso e i suoi foulard colorati
‘After the cancer’: la storia 'colorata' di Simonetta che fotografa le donne guarite dal cancro
‘After the cancer’: la storia 'colorata' di Simonetta che fotografa le donne guarite dal cancro

UDINE - «La mia seconda vita è nata lì. Dc. Dopo il cancro» (sorride). E guardandola negli occhi si vede, la vita, che permea ogni singola cellula del suo corpo. A ‘tu per tu’ con la sua malattia un giorno Simonetta le ha chiesto, con aria di sfida: «Proprio a me dovevi venire? Però sappi che hai sbagliato, io non ti darò tregua, sarò più forte di te». Così è stato. Quel carcinoma, piccolo ma molto invasivo, che le avrebbe lasciato solo pochi mesi, ha perso. E quella battaglia, ma soprattutto quella vittoria, sono state possibili solo grazie alla prevenzione: «È stato un fulmine a ciel sereno. – ha raccontato con lo sguardo carico di emozione - Mi sono accorta di avere un tumore al seno per puro caso, solo perché sono andata a fare una mammografia. Un normale controllo. Per me – ha ricordato - quella vista era come andare a prendere il pane. Non avevo alcun sintomo. Perciò ricordiamolo – ha voluto a precisare - proprio in questo mese, quello della prevenzione. Ricordiamolo, quanto è importante fare controlli regolari. Soprattutto alle donne che spesso si trascurano».

Quel giorno la sua vita è cambiata, per sempre
Ma non pensiate che queste parole siano cariche di tristezza, anzi. Perché sono ‘colorate’, ricolme di gioia, la stessa che brilla nei suoi occhi celesti. Simonetta in quel periodo così complicato non si è abbattuta ad aiutarla la normalità del quotidiano. Poi la scelta di condividere quanto le stava capitando («ne ho sempre parlato, non volevo diventasse un argomento da corridoio»), ma anche di aggiungere un po’ di colore, non solo in ‘testa’ («portavo sempre dei foulard colorati. Perché cercavo di sdrammatizzare»), ma anche negli occhi. Da quel giorno di quasi sei anni fa, certo, tutto è mutato, la sua vita «è cambiata radicalmente, è come se avessi iniziato a vedere tutto con occhi nuovi. Dopo la malattia il mondo ha assunto un altro tono, è come se i sensi si fossero un po’ amplificati». E qui è nato il suo amore per la fotografia: «Prima non mi era mai interessata, nonostante io abbia una formazione artistica. Poi un giorno ho iniziato a osservarla, a guardare il lavoro degli altri e mi sono detta, perché non trovare un mezzo di espressione attraverso la fotografia? Così ho cominciato. Ho acquistato una macchina senza grosse pretese e ho iniziato ad appassionarmi».

Uno scatto dopo l’altro è poi nato ‘After the cancer’
«Il progetto è nato per caso. Con un’amica, una fotografa ritrattista, Loredana Bensa, abbiamo iniziato a fare degli scatti. Io ero la modella, quando ho visto le immagini mi sono stupita di vedermi in quel modo. Bella. Quando gliel’ho fatto presente lei mi ha risposto di non aver fatto nulla, ma che quello era ciò che vedeva di me».
Lì è scattata la molla. Simonetta ha visto il potere incredibile della fotografia. Anzi, lo ha provato in prima persona: «Chi ha subito la malattia oncologica, non si vede più come prima. – ha spiegato – Il proprio sé finisce nella pattumiera». Così si è detta: «La fotografia può aiutare una persona a riappropriarsi dell’autostima, è una leva da sfruttare. Come ha funzionato con me, funzionarà anche con altre persone».

Il calendario 2018
‘After the cancer’ è nato «un po’ per scherzo, un po’ perché era tanto che lo accarezzavo» e ora il sogno di Simonetta si appresta a diventare un calendario (2018) per la Lilt e, perché no, anche qualcosa di più. Lei certo non pone limiti. Lo scopo dei suoi scatti alle donne che hanno vissuto la malattia è quello di «mostrare il bello che c’è ancora e che non è mai mancato. Insomma, risvegliarle». Il fine è quasi terapeutico: «Gli scatti sono uno strumento di rivincita. Come per dire, ‘stavolta ho vinto io’». Un progetto, che ha certo avuto un inizio, ma che non ha una fine, non per ora, almeno. Perché Simonetta ritiene di avere «un debito con la vita. Non sono stata ammalata per niente, questo è un modo per mettere in circolo quello che ho ricevuto. Quindi se ci saranno delle persone che avranno voglia di farsi fotografare, io sarò felice di farlo. Perché, noi che siamo ancora qua, dobbiamo testimoniare che dopo il cancro, c’è anche altro. C’è ancora molto da dire». Ovviamente, aspettatevi delle foto vivacissime, perché lei vede il mondo a colori (lo abbiamo già detto), come i suoi foulard, che ora porta al collo o sulla borsetta.

La foto scattata da Loredana Bensa a Simonetta Menta

La foto scattata da Loredana Bensa a Simonetta Menta (© Loredana Bensa)