16 agosto 2018
Aggiornato 19:30

Migranti parlano in classe senza l'autorizzazione delle famiglie: è polemica

Succede in un scuola elementare di Lusevera. a sollevare il caso è il consigliere comunale di Tarcento (FdI/an) Riccardo Prisciano, che insieme ad altri genitori ha tentato di chiedere risposte alla preside

LUSEVERA – Torna a far parlare di sé il consigliere comunale di Fratelli d’Italia/An Riccardo Prisciano. Dopo aver sollevato la questione del centro islamico di Tarcento, ora ha puntato i fari su una scuola elementare di Lusevera.

Ecco cos'è successo
A creare la polemica il fatto che un insegnante avrebbe fatto intervenire due richiedenti asilo afghani in classe (ospiti di un vicino albergo a Vedronza), senza chiedere prima l’autorizzazione ai genitori. Da qui la protesta di alcune famiglie che, dopo aver ritirato i propri figli, hanno chiesto spiegazioni alla preside, Tiziana D’Agaro. La scuola elementare di Lusevera fa parte dell’istituto comprensivo di Tarcento. Per ottenere risposte Prisciano, insieme a un gruppo di genitori, ha indossato i ‘panni’ di inviato della celebre trasmissione ‘Le Iene’, inseguendo la presidente lungo la strada, incalzandola di domande e riprendendo tutto con un telefono cellulare. La dirigente scolastica, però, nonostante le sollecitazioni, non ha voluto commentare la vicenda.

La polemica del consigliere di FdI/An
«È aberrante che un dirigente scolastico si comporti in questo modo senza avvertire i genitori e addirittura rifiutandosi di relazionarsi con loro – commenta Prisciano –.  Al di là di come la si pensi sui profughi, ogni genitore ha il diritto di sapere cosa il proprio figlio fa a scuola e con chi si relaziona. Scriverò al provveditorato regionale per chiedere chiarimenti sulla vicenda e provvedimenti disciplinari urgenti nei confronti dei responsabili». Per il consigliere di FdI è «assurdo che i genitori italiani debbano sottoporre i propri figli a tutti i vaccini previsti per legge per poter farli frequentare le lezioni, mentre a scuola si fanno entrare soggetti di cui si disconosce la situazione sanitaria».