22 settembre 2019
Aggiornato 08:30
A Suns

La testimonianza: «Ogni giorno c’è un nuovo divieto: stiamo vivendo una situazione anormale»

La denuncia è di Joana Gomila, musicista dei Paesi Catalani: «Ciò che sta accadendo, per noi, va molto al di là della semplice indipendenza: è ormai una questione di democrazia»
La testimonianza: «Ogni giorno c’è un nuovo divieto: stiamo vivendo una situazione anormale»
La testimonianza: «Ogni giorno c’è un nuovo divieto: stiamo vivendo una situazione anormale» Diario di Udine

UDINE – Giallo. Il colore della solidarietà nei confronti del governo della Catalogna, in esilio in Belgio ormai da diverse settimane. Un colore che a Barcellona non può più essere usato nelle bellissime fontane cittadine. «Ogni giorno c’è un divieto nuovo: stiamo vivendo una situazione anormale per il 21esimo secolo». La denuncia è di Joana Gomila, musicista di Majorca, che insieme a Laia Vallès ha rappresentato i Paesi Catalani a Suns Europa, il festival delle lingue minorizzate. Grazie alla traduzione di Pablo Gortan, Joana ha raccontato ciò che sta accadendo in Catalogna, dove lo Stato spagnolo ha messo in atto una dura repressione.

Una questione di democrazia
«Vivo a Barcellona e ho assistito a una mobilitazione pacifica molto forte e plurale, capace di coinvolgere persone di destra e di sinistra. Lo Stato spagnolo ormai ci sta proibendo molto e questo non è normale nel 2017. Ciò che sta accadendo, per noi, va molto al di là della semplice indipendenza: è ormai una questione di democrazia». Joana Gomila indossa una maglietta gialla mentre racconta quello che i suoi occhi hanno visto negli ultimi mesi. Un colore non casuale, scelto dagli organizzatori di Suns Europe. «Quello che è successo è la dimostrazione che non esiste altra via rispetto a quella della mobilitazione pacifica. La gente vuole cambiare il sistema, perché la classe dirigente spagnola discende direttamente da quella della dittatura franchista: sono sempre le stesse persone che governano. Non c’è mai stato un taglio con il passato fascista».

Il referendum è stato lo spartiacque tra prima e dopo 
Joana e Laia il primo di ottobre hanno votato per il referendum, nonostante l’imponente dispiegamento di polizia che il governo spagnolo ha schierato in Catalogna. «E’ stato evidente come non si potesse più trattare con la Spagna: il referendum ha sancito la data di non ritorno, la divisione netta tra un prima e un dopo. Sono stati mandati 10 mila poliziotti per impedirci di votare, ma noi ci siamo comunque recati alle urne. Hanno votato giovani e anziani, persone di ogni classe sociale, e vedere quella violenza da parte della Polizia non è stato normale». Joana non ha problemi con i suoi concittadini spagnoli, ma ha una profonda rabbia verso i suoi governanti: «Questa cosa va rimarcata: non c’è nulla contro la gente della Spagna: il problema è il governo, il sistema spagnolo».

Interverrà l'Europa? 
Joana fatica a dire come potrà finire questa vicenda: «Dipende se il movimento indipendentista catalano sarà sostenuto dall’Europa: trattandosi di movimento pacifico, infatti, non ha alcuna intenzione di usare la forza. Se alle elezioni del prossimo 21 dicembre il blocco indipendentista prevarrà immagino due possibili scenari: o lo Stato spagnolo non accetterà il risultato e darà il via a una repressione ancora più forte, oppure ci sarà un intervento dell’Europa, che darà in mano la questione a una figura esterna, una sorta di commissario, per obbligare lo stato spagnolo a sedersi attorno a un tavolo e a trattare con la Catalogna».Nel frattempo c'è il colore giallo per far sentire la vicinanza al popolo catalano.