19 maggio 2019
Aggiornato 13:00
Il 21 dicembre 2017

Fra sacro e profano: ecco il Solstizio d'inverno

Un appuntamento, quello con la stagione fredda, che porta con sé tradizioni e misticismo
Fra sacro e profano: ecco il Solstizio d'inverno
Fra sacro e profano: ecco il Solstizio d'inverno

UDINE - Alle 17.28 (ora italiana) del 21 dicembre 2017 è ufficiale: siamo in inverno. Una giornata, quella del Solstizio, in cui il buio è ‘padrone’: avremo infatti solo 9 ore di sole, minuti più, minuto meno. Una giornata che peraltro, al di là del pensiero comune, varia, di anno in anno, così come le ore di luce-buio. Da quell’ora in avanti, però, le giornate si allungano, lasciando spazio alla luce. Un appuntamento, quello con la stagione fredda, che porta con sé tradizioni e misticismo. Proprio così, accanto infatti all’aspetto scientifico e astronomico, questo ‘passaggio’ è carico di significati antichi e dal sapore ascetico. In occasione del Solstitium (letteralmente ‘sole fermo’) la nostra stella pare fermarsi, dando spazio alle tenebre, per poi riacquisire vitalità.

Simbolismi
Il Solstitium invernale, rappresenta un momento di morte simbolica del profano, che si apre poi alla rinascita, al 'risveglio interiore'. Ciò si manifesta nel passaggio dall’oscurità alla luce. Il Sole si ‘riappropria’ della luce abbandonando le tenebre. Come rammenta Julius Evola (filosofo, pittore, poeta, scrittore ed esoterista italiano): «Nel simbolismo primordiale il segno del sole come «Vita»«Luce delle Terre», è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sol e muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo «anno», muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un «mistero». In esso la forza solare discende nella «Terra», nelle «Acque», nel «Monte» (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de «l’Albero» che sorge («l’Albero della Vita» la cui radice è nell’abisso), sia «dell’Uomo cosmico» con le «braccia alzate», simbolo di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, «l’anno nuovo», la «nuova luce».

Nell’antica Roma
Per gli antichi romani i giorni intorno al solstizio invernale (prima e dopo) erano quelli della festa del "Sol invictus", in cui si celebrava la rinascita. Alcuni teorizzano che questa festa rappresenti l'origine pagana del Natale. In questo stesso periodo, inoltre, sempre nell’antica Roma erano attesi i Saturnali: feste fatte di banchetti e sacrifici e dedicate al dio dell'agricoltura Saturno.

Per i celti
Il solstizio d'inverno per le popolazioni celtiche e germaniche, invece, si celebrava con la festa di Yule: davanti al fuoco si banchettava mangiando carne. È in questo contesto che si inizia ad utilizzare i sempre verdi, come simbolo di persistenza agli ostacoli (l’inverno e il freddo). Simbolo che pare essere giunto fino a noi attraverso l’utilizzo dei sempreverdi come simboli del Natale.

La pianta del solstizio
Simbolo della vita (le sue bacche trasparenti e bianche vengono simbolicamente associate allo sperma maschile) il vischio è considerato la pianta sacra del Solstizio d'Inverno. Era già sacra ai druidi, che la consideravano emanazione divina, figlia del fulmine. I significati che gli si associazione sono sempre duplici: da un lato l’eternità, ma dall’altro, nel contempo, l’istantaneità; la rigenerazione ma anche l’immortalità. Non è dunque un caso se proprio nel periodo del Natale baciarsi sotto il vischio è un gesto associato alla fortuna.