21 settembre 2019
Aggiornato 01:00
esclusa un’ampia quota di appartamenti

Imposta di soggiorno, Confcommercio Federalberghi chiede regole uguali per tutti

Il rischio è di avere un minor gettito dell'imposta pari a 600-700mila euro solo a Lignano, oltre a un problema legato alla concorrenza
Imposta di soggiorno, Confcommercio Federalberghi chiede regole uguali per tutti
Imposta di soggiorno, Confcommercio Federalberghi chiede regole uguali per tutti Adobe Stock

FVG - Rendere uniformi le regole della tassa di soggiorno. La richiesta arriva da Confcommercio alla luce del decreto della presidenza della Regione numero 244 dello scorso 23 ottobre che impone il pagamento dell’imposta ai soli clienti delle strutture ricettive elencate nell’articolo 21 della legge 21/2016 (oltre agli alberghi sono compresi b&b, affittacamere, rifugi alpini). L’interpretazione in tal senso, fa sapere Confcommercio, è stata confermata dagli uffici regionali nel corso di un recente confronto, presenti per l’associazione la presidente regionale di Federalberghi Paola Schneider e il presidente mandamentale di Lignano Enrico Guerin.

C'è un problema di concorrenza e mancati 'incassi'
Nel decreto si fa infatti esplicito riferimento a un elenco puntuale di strutture ricettive, ma non si trovano invece inserite le locazioni per finalità turistiche, presenti al 47 bis della 21, tra quelle per le quali è dovuto il pagamento della tassa di soggiorno da parte dei turisti. Un nodo da risolvere, rimarca Confcommercio Federalberghi, giacché non pare riconosciuta ai Comuni autonomia nell’individuare le strutture destinatarie dell’imposta.
Due gli scenari, inquietanti secondo l’associazione. «Il primo di carattere economico – spiega Schneider –, conseguente alla rilevante incidenza della componente del comparto extra-alberghiero interessato. Solo a Lignano, il minor gettito dell'imposta potrebbe arrivare addirittura a 600-700mila euro, risorse perse sul fronte della promozione turistica. Il secondo aspetto è relativo alle gravi ripercussioni in materia di concorrenza e di turbativa del mercato, in particolare tra i diversi soggetti che operano nelle località turistiche o anche nei capoluoghi di provincia».

La soluzione proposta 
La soluzione? «Modificare il decreto del 23 ottobre – chiede Schneider – in modo da estendere l’assoggettabilità ad imposta di soggiorno di tutte le forme di pernottamento con finalità turistica presenti nei comuni interessati, a prescindere dalla loro definizione o classificazione nell’ambito della normativa regionale».