17 giugno 2019
Aggiornato 03:30
Fino al 22 aprile

Donne, madri, dee: prorogata la mostra al Museo Archeologico

La parte più significativa dell’esposizione è rappresentata dalle statuette neolitiche provenienti da numerosi musei italiani e internazionali
Donne, madri, dee: prorogata la mostra al Museo Archeologico
Donne, madri, dee: prorogata la mostra al Museo Archeologico

UDINE - Prorogata fino al 22 aprile l’esposizione multisensoriale dal titolo «Donne, madri, dee: linguaggi e metafore universali nell’arte preistorica», allestita al Museo Archeologico in Castello a Udine nell’ambito del progetto europeo sull’accessibilità museale Come-In!, di cui è l’evento di lancio.

L’esposizione
La mostra tratta la rappresentazione e il significato della figura femminile negli ultimi 40 mila anni, e per la prima volta in Italia raccoglie esempi rari e unici della produzione figurativa antica del Centro Europa e dei Balcani. «La mostra è stata particolarmente apprezzata dai visitatori per la bellezza e la straordinaria modernità e attualità del codice simbolico delle immagini femminili del VI e V millennio a.C. provenienti da Italia, Serbia, Romania, Ucraina, Macedonia e Croazia - commenta Paola Visentini, conservatrice del Museo Archeologico di Udine – rappresentazioni che hanno destato la curiosità di adulti e di bambini per la possibilità non solo di vedere oggetti così rari, ma per l’opportunità offerta di esplorare con il tatto le forme di alcuni di questi reperti».

La Venere di Savignano
Il percorso, che si sviluppa in senso multisensoriale a partire dalle prime produzioni figurative femminili, si apre con uno degli oggetti più rappresentativi del Paleolitico italiano, la cosiddetta Venere di Savignano, datata a 25.000 anni fa. Questo unico e raro reperto realizzato in pietra (sono noti meno di cento esemplari tra Europa e aree contermini) è un’occasione per riflettere sulla figura femminile rappresentata dai primi cacciatori-raccoglitori (40 mila-10 mila anni fa). La parte più significativa dell’esposizione è rappresentata dalle statuette neolitiche (VI-IV millennio a.C.) provenienti da numerosi musei italiani e internazionali, con un salto finale all’arte contemporanea che è giustificato dalla continuità che negli ultimi 40 mila anni si osserva nei linguaggi figurativi adottati nella rappresentazione artistica in generale e della figura femminile in particolare. Una continuità che trova probabilmente la sua ragion d’essere nei sistemi di percezione del nostro cervello, che a partire da Homo sapiens non hanno subito modifiche anatomiche di rilievo.

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