16 agosto 2018
Aggiornato 02:00

Pasticcio al Cosef: ricorso al Tar contro la destituzione di Mariella Moschione

Alla base della decisione del presidente Marini ci sarebbe un accordo non scritto (oppure scritto, ma non ufficializzato) per spartirsi le poltrone del Cda
Pasticcio al Cosef: ricorso al Tar contro la destituzione di Mariella Moschione
Pasticcio al Cosef: ricorso al Tar contro la destituzione di Mariella Moschione (Diario di Udine)

UDINE – Un accordo non scritto (oppure scritto, ma non ufficializzato) per spartirsi le poltrone del Consiglio di amministrazione del Cosef, il nuovo Consorzio di Sviluppo Economico del Friuli, nato dalla fusione tra Ziu e Cipaf. E’ l’ombra che aleggia dietro alla decisione del presidente Renzo Marinig di ‘far fuori’ la sua vice, Mariella Moschione (ex Ziu) per fare posto a Virgilio Disetti (ex Cipaf). Un vero e proprio ‘terremoto’ che rischia di avere conseguenze per Marinig e per tutto il Cosef, visto che l’atto di revoca della vicepresidente pare non trovi giustificazione giuridica. A sollevare la questione è l’avvocato Teresa Billiani, la legale dei sindaci anti Uti, che per conto di Moschione ha presentato un ricorso al Tar del Friuli Venezia Giulia contro la decisione di revoca.

Patti sociali come motivazione 
Una scelta che, a detta del presidente Marinig, sarebbe giustificata da non ben definiti ‘patti sociali’. «Riteniamo illegittimo il provvedimento – spiega l’avvocato Billiani – perché vengono dedotti ‘patti sociali’ che, allo stato, sono sconosciuti e ‘oscuri’. Pertanto la motivazione sottesa alla revoca sarebbe stata evocata in virtù di accordi inesistenti. Per il mondo del diritto, infatti, o i patti sono formali, notarili o ratificati attraverso l’assemblea, diversamente non esistono». Per il presidente Marinig invece, tali patti sarebbero stati riconfermati nel gennaio 2018 in assemblea, come riportano ancora le motivazioni della revoca. Un’affermazione che non trova riscontro nei verbali dell’assemblea. «Una revoca – ribadisce Billiani – che dal punto di vista del diritto è illegittima e infondata». Da qui la decisione di ricorrere al Tar per chiedere il reintegro di Moschione nel ruolo di vicepresidente.
La revoca è stata notificata il 29 gennaio ed è diventata operativa il 30 gennaio, giorno in cui è stato nominato Disetti «Per due giorni quindi, 30 e 31 gennaio, il Cosef ha avuto due vicepresidenti in carica. Cosa non prevista né dalla norma, né dallo statuto dell’ente». Ecco un’altra irregolarità messa in evidenza da Billiani, che ricorda come nel corso della prima riunione post fusione, avvenuta il 3 gennaio 2018, l’assemblea avesse convenuto di ‘congelare’ le nomine fino alla scadenza naturale del Consorzio, prevista nel 2019, salvo ratificare l’ingresso dei due consiglieri in quota ex Cipaf, Virgilio Disetti e Indira Fabbro, nel cda.

Il Cosef è equiparato a un ente pubblico economico
Nonostante questo Marinig, alla fine di gennaio, ha deciso per la revoca. Perché? Probabilmente per tenere fede a un patto stipulato (ma mai ufficializzato dal punto di vista del diritto) al momento della fusione con esponenti del mondo politico, patto che prevedeva la presidenza in quota Ziu e la vicepresidenza in quota Cipaf. Il problema, però, è che il Cosef è equiparato a un ente pubblico economico, quindi nomine frutto di intese ‘carbonare’ non solo non sono possibili, ma nemmeno lecite. Un pasticcio in salsa friulana quindi, che potrebbe avere risvolti amministrativi ma anche penali, visto che il Cosef è partecipato da una serie di enti pubblici (Comuni, Provincia) e privati (Cciaa e Confindustria), che difficilmente lasceranno passare il messaggio che il nuovo Consorzio nasca sotto una stella di mancata trasparenza e legittimità. Almeno ce lo auguriamo.