22 agosto 2019
Aggiornato 09:30
L'intervista

Al voto per la prima volta: la testimonianza del ‘millennial' Pietro Scarpa

Questo neo diciottenne friulano ammette la confusione della politica, a cui chiede solo di mantenere le promesse che fa
Al voto per la prima volta: la testimonianza del ‘millennial' Pietro Scarpa
Al voto per la prima volta: la testimonianza del ‘millennial' Pietro Scarpa Diario di Udine

UDINE – Li chiamano ‘millennials', ‘generazione Y’. Più semplicemente sono i ragazzi nati all’inizio del nuovo millennio, nel 2000, giovani 2.0 che il 4 marzo andranno per la prima volta a votare. Pietro Scarpa è uno di loro, un fresco diciottenne che nella confusione e nei toni aspri di questa campagna elettorale si appresta a entrare, per la prima volta, in una cabina per esprimere il proprio voto da cittadino. Se l’è sentito dire cento volte, ma i suoi coetanei, cent’anni prima, erano chiamati e ridare onore all’Italia dopo la rotta di Caporetto. Altri tempi, altri giovani, ma certamente i ‘millenials’ oggi hanno una responsabilità altrettanto grande: ridare al Paese un futuro e una credibilità che in molti, faticano a intravedere.

4 marzo. Una data importante per voi ragazzi classe ’99. C’è un po’ di emozione?
«Emozione? Non è il sentimento più appropriato per descrivere la situazione in cui mi trovo. Sono piuttosto disorientato e abbastanza confuso da questa novità».
Che idea ti sei fatto di questa campagna elettorale?
«Questa è la prima campagna elettorale che mi interessa direttamente e la prima che seguo. Devo dire che mi sento abbastanza confuso, poiché non è più possibile definire chiaramente un colore politico nel mondo globalizzato nel quale siamo inseriti. Pertanto tutti i programmi ruotano intorno alle solite cose come più lavoro, meno tasse, meno disoccupazione, industria 4.0, tech, ambiente».
Sai già chi votare?
«No».
Alla tua età come ci si fa un’idea politica? Dalla tv, dai social, a scuola o in che altro modo?
«A scuola i docenti non possono parlare di politica perché è vietato, ma si parla pochissimo di attualità in generale. Tra amici si scherza sui politici, soprattutto sulle ‘mummie’ che girano ancora. Personalmente non credo più nei colori politici, quindi mi sono affidato alle analisi di eminenti storici ed economisti per avere un quadro più appropriato sulla realtà in cui i fturi governanti andranno a operare».
Credi che il tuo voto possa servire a migliorare le cose?
«Attraverso il voto esprimo una preferenza, un atto di fiducia, se poi verrà tradita non lo posso sapere. Certo il clima di scarsa aspettativa verso la politica e lo Stato in generale non aiuta».
Questa campagna elettorale ha avuto toni piuttosto accesi. Che idea ti sei fatto sull’allarme fascismo che proviene da più parti?
«In queste settimane si è parlato molto di fascismo, bollando partiti con questa parola impronunciabile. Un’analisi più approfondita come quella condotta dal professor Emilio Gentile dimostra però la non validità di questa tesi».
Cent’anni fa i tuoi coetanei vivevano una realtà ben diversa nelle trincee della Grande Guerra: ci hai mai pensato?
«Sì, e non è stato un pensiero piacevole».
Cosa vorresti facesse la politica per un giovane della tua età?
«Mantenesse le promesse».

Forse non siamo riusciti a carpire la preferenza politica di Pietro (o forse sì...), ma certamente abbiamo compreso che lui, il 4 marzo, nel seggio si presenterà, dando così il via alla sua vita civica. Un comportamento che tutti i ‘millennials' dovrebbero adottare. Solo così le cose potranno cambiare.