22 settembre 2018
Aggiornato 23:30

Diritto alla studio: «Troppi favori alla scuola privata»

La Cgil contro la legge regionale: «Una norma frettolosa con criteri di finanziamento poco chiari. Sul dimensionamento serve più collaborazione tra l’ufficio scolastico e l’assessorato»
Diritto alla studio: «Troppi favori alla scuola privata»
Diritto alla studio: «Troppi favori alla scuola privata» (Adobe)

UDINE - «Una norma frettolosa, non preceduta da un fattivo confronto con tutte le parti interessate e non condivisibile in diversi capitoli importanti, in particolare quelli relativi ai criteri di erogazione dei finanziamenti». Questo, nelle parole di Villiam Pezzetta e Adriano Zonta, il giudizio con cui la Cgil del Fvg e il suo sindacato scuola, la Flc, 'bocciano' la legge sul diritto allo studio recentemente approvata dal Consiglio regionale. «Il testo finale – scrivono in una nota congiunta i due segretari – non definisce criteri precisi di accesso ai finanziamenti, che andranno indifferentemente a scuole statali, paritarie, parificate e private, senza nessun tipo di vincolo, ad esempio, legato al titolo e di studio, all’abilitazione e al trattamento contrattuale degli insegnanti». Giudizio negativo anche sulla parte relativa al sostegno alle famiglie in condizioni di difficoltà: «Anche in questo caso – proseguono i segretari di Cgil e Flc – nell’erogazione delle risorse non si fanno differenze tra scuole pubbliche e private, in contrasto con il primato della scuola pubblica sancito dalla Costituzione, che riconosce il ruolo della scuola privata, ma senza oneri per lo Stato».

C'E' STATA TROPPA FRETTA - Ma la Cgil critica anche l’impostazione generale della norma, «che risponde sì alla condivisibile esigenza di un riordino della legislazione in materia, ma escludendo due settori, a nostro avviso fondamentali, quali l’università e la formazione professionale, che rimangono normati a parte». A condizionare il risultato finale, per Pezzetta e Zonta, non soltanto gli errori di impostazione della nuova legge, ma anche i tempi forzati imposti alla discussione: «La fretta con cui è stato concluso l’iter legislativo – concludono – ha pregiudicato la possibilità di varare un provvedimento più organico, capace di garantire una regia complessiva degli interventi in materia di diritto allo studio, scuola, università e formazione, per approdare invece a una legge che privilegia l’istruzione privata rispetto a quella pubblica, in contrasto non soltanto con il dettato costituzionale, ma anche con i valori e gli obiettivi che dovrebbero o avrebbero dovuto ispirare, dall’inizio alla fine della legislatura, questa maggioranza di centrosinistra».

SERVIREBBE MAGGIORE COLLABORAZIONE - L’analisi della legge regionale è anche l’occasione per un intervento in merito alle polemiche di questi giorni sul dimensionamento: «L’ottica - dichiara Zonta - non può essere quella di accontentare presidi o sindaci mettendo le scuole in un’inutile concorrenza. E' necessario lavorare assieme per costruire un sistema scolastico di qualità e capace di contrastare l’abbandono. Per riuscirci è indispensabile un maggiore coordinamento tra ufficio scolastico regionale e assessorato, per perorare insieme gli interessi del Fvg nei confronti del ministero. Altre regioni, infatti, ottengono più di noi».