19 aprile 2019
Aggiornato 16:30
L'evento

Fare rete diventa fondamentale anche nelle economie della bellezza

Conclusa la seconda tappa di Palmanova del Future Forum, evento che tornerà ora a Udine il 6 aprile
Fare rete diventa fondamentale anche nelle economie della bellezza
Fare rete diventa fondamentale anche nelle economie della bellezza

PALMANOVA - Fare rete, fare sistema: tra le espressioni più abusate, anche nelle 'economie della bellezza'. Tutti vogliono fare rete, a parole, ma il difficile è realizzarla, la rete, vuoi per le resistenze dei singoli, vuoi per le condizioni del contesto. Per fare innovazione e sviluppo, però, si deve fare insieme: ci vuole consapevolezza, ci vogliono regole e obiettvi chiari. Ci vogliono 'i pochi ma buoni', gruppi ristretti di persone con idee semplici, ossia capaci di ridurre le complessità, con voglia di lavorare in team 'per qualcosa' e non 'contro qualcuno' e con capacità decisionale. Serve mettere insieme professionalità diversissime e una serie di altri suggerimenti fondamentali forniti dai relatori dell’appuntamento del Future Forum che ha concluso, mercoledì 28, con un workshop e un incontro pubblico, la sua doppia tappa a Palmanova (riprenderà poi il 6 aprile a Udine e il 12 e 13 aprile a Forni di Sopra e Tolmezzo).

«Se in una città o in un Paese anche a livello istituzionale si dà la direzione chiara di voler puntare sul turismo culturale, nel medio termine anche gli operatori economici indirizzeranno i loro comportamenti e rischieranno le loro risorse in quella direzione», ha evidenziato il sindaco Francesco Martines aprendo l’incontro assieme al componente di giunta camerale Giuseppe Pavan. E l’importanza del contesto è stata sottolineata anche dal rettore dell’Università di Udine, Alberto Felice De Toni, moderatore dell’evento. «Fare rete è un percorso socialmente complesso – ha detto De Toni –: spesso è più forte la competizione, ma per creare cooperazione bisogna costruire condizioni organizzative, economiche e sociali». Per Alessandro Garofalo, manager esperto di laboratori di innovazione, «cordate, network, reti, cluster funzionano se ci sono poche persone che trainano: altrimenti si perdono tempo e soldi e si crea mediocrità. Meglio meno gente ma più qualificata o si rischia di avere troppe persone che decidono, di perdere di qualità per accontentare tutti. Un cluster che funziona è con 'pochi ma buoni'», ha detto, trovando conferma anche nell’intervento di Bruno Felicetti, Direttore Azienda per il Turismo della Val di Fiemme e Mauro De Bona, esperto di strategie di impresa. «Dobbiamo avere la capacità di cambiare col mondo – ha detto Felicetti –, saper distribuire anche il prodotto cultura e turistico prevalentemente online, aver capacità di lavorare sui punti di contatto creando forte 'engagement' negli ospiti, che diventeranno i primi ambasciatori del nostro prodotto e aiuteranno a creare la nostra reputazione. E dobbiamo avere un’idea condivisa di che cosa vogliamo essere e di dove vogliamo andare: la governance è fondamentale, fatta da poche persone leader disposte a sostenere una visione di sviluppo anche contro gli scettici». 

E se Luca Caburlotto, Direttore Polo Museale del Fvg, ha parlato dei musei che 'si parlano' e del sistema museale nazionale alla luce della recente normativa, Paolo Zanenga, di Connection scholè, si è concentrato sui patrimoni culturali come poli 'eco-sistemici'. «Per generare ritorno economico dalla gestione turistico-culturale dobbiamo pensare a qualcosa di diverso, si sta ragionando sull’idea di creare istituzioni non territoriali, che possano fare riferimento a delle community. Dall’idea di società passiamo a quella di comunità, sistemi aperti secondo cui ripensare la realtà, in cui anche le aziende possano avere categorie fluide e non prefissate in un determinato settore. In futuro non si farà ricorso alla fiscalità per sostenere i beni culturali, ma al credito, che si basa sulla fiducia», sempre più al centro delle economie della società digitale, ha spiegato Zanenga, che ha fondato delle scuole di connessione, nate come «luoghi neutri in cui si possano incontrare persone con esperienze e professionalità diversissime, perché in quel tipo di contesto si genera innovazione forte e sviluppo».