26 settembre 2018
Aggiornato 17:30

Cecotti vuole rilanciare il Fvg restituendo innanzitutto l'orgoglio ai suoi cittadini

Il candidato alla Región per 'Patto per l'Autonomia' boccia le politiche di centrodestra e centrosinistra insieme all0improvvisazione dei pentastellati
Sergio Cecotti
Sergio Cecotti (Cecotti)

UDINE - Un voto utile contro il declino di centrodestra e centrosinistra, e contro il dilettantismo del Movimento 5 Stelle. Sergio Cecotti, candidato presidente alle prossime Regionali con ‘Patto per l’Autonomia’, ha innanzitutto un obiettivo in mente: far tornare nei cittadini l’orgoglio di appartenere a una regione efficiente e di qualità. Caratteristiche che, a suo dire, il Fvg, ormai, non possiede più. 

Qual è lo stato di salute della Regione Fvg?
«Il nostro giudizio, che poi è anche quello contenuto nei rapporti ufficiali dell’Europa, è che la nostra è una regione in contrazione, che perde reddito, ricchezza delle famiglie, capitale umano e prospettiva per il futuro. Lo sosteniamo noi ma ne è convinta anche la gente della strada. Il Fvg era un territorio in crescita, avanzato e d’avanguardia, e ora si trova in zona retrocessione. La responsabilità è di chi ha governato negli ultimi anni. I nostri indici, se confrontati con il resto d’Italia, sono tra i peggiori in tutti i settori, e la colpa non è certamente solo della crisi».
Quali le priorità di intervento a suo modo di vedere?
«Innanzitutto far ripartire lo sviluppo, e ciò vuol dire ricostruire un’idea di futuro su cui la comunità regionale possa riconoscersi, rendendola credibile non solo a parole ma con i fatti. Penso al lavoro, all’economia, al recupero del patrimonio territoriale, agli investimenti per la difesa del suolo, alle infrastrutture. Poi c’è la scuola, che va data in mano alla Regione, e la formazione, quella professionale e quella manageriale. Infine l’identità, vista però non come un portato storico del passato, ma intesa come una vocazione verso il futuro, un’idea di come il nostro territorio debba stare dentro la globalizzazione, non limitandosi a subirla»
Cosa pensa delle riforme della giunta Serracchiani?
«Non le chiamerei riforme ma ‘de-forme’, veri e propri mostriciattoli. La Sanità è l’ambito che preoccupa di più, perché si tratta di un servizio essenziale necessario per il benessere dei cittadini, il cui livello si è abbassato notevolmente. Le cose da fare sono molte, e vanno nella direzione opposta a quanto fatto negli ultimi 5 anni. Servono investimenti, ma sono fiducioso perché abbiamo idee chiare su come intervenire».
E per quanto riguarda la riforma degli Enti locali?
«In questo caso abbiamo assistito a una gestione arrogante e superficiale che ha prodotto lacerazioni territoriali mai viste prima, mettendo l’uno contro l’altro i sindaci. E’ necessario innanzitutto riportare serenità e coesione nel sistema. Le Uti vanno rese facoltative, devono poter fare alleanze e fusioni, anche con i Comuni fuori dalle Unioni. Sul fronte delle penalizzazioni, non va colpito il Comune che non aderisce, ma l’Uti che riesce ad aggregare tutti i territori con la sua proposta di governo. I problemi della riforma sono figli di una scarsa conoscenza del territorio: le Uti si sono scontrate inevitabilmente con la realtà dei fatti».
Chi teme di più tra i suoi avversari?
«Non ho avversari, mi interessa il confronto con i cittadini, con gli elettori, a cui propongo un’idea, quella di tornare a essere orgogliosi della propria regione per la sua efficienza e qualità. Poi saranno le persone a scegliere se votare me oppure il declino di centrodestra e centrosinistra, o chi, come il Movimento 5 Stelle, non sa dove mettere le mani. So cosa vuol dire essere un amministratore: chiedo il voto senza fare la guerra agli altri».
Ha già in mente una squadra di governo?
«Saremo anche in pochi, ma abbiamo le intelligenze adeguate per ogni settore, e questo nessuno lo dubita. Più o meno tutti gli schieramenti hanno cercato di copiare la nostra idea del programma e quindi crediamo di aver visto giusto. Abbiamo una squadra di livello…non è un caso se qualcuno sta già cercando di comprare i ‘cartellini’ dei nostri giocatori».
Pensa che quello che accadrà a Roma avrà ripercussioni in Fvg?
«Se il governo dovesse nascere prima di giugno credo di sì, soprattutto se assisteremo a papocchi in grado di rendere partiti e movimenti meno credibili agli occhi degli elettori. Ciò a cui penso, però, è all’interesse dei friulani e dei triestini».