Politica | La proposta

Autonomia Responsabile lancia la staffetta generazionale

Tondo: «La Regione incentivi l’assunzione di giovani nelle imprese, con inserimenti progressivi e affiancamenti. Non servono leggi statali, usiamo l’autonomia in modo concreto e virtuoso»

UDINE - Si chiama 'staffetta generazionale' e consiste in un «passaggio di consegne graduale, in cui le aziende assumono giovani e li affiancano a lavoratori prossimi alla pensione. La misura non ha carattere coercitivo: si tratta di una possibilità offerta, non di un’imposizione». Si può fare con «pochi milioni di euro, facili da trovare nelle pieghe del bilancio». È una misura «che possiamo prendere in piena autonomia, con un uso consapevole, virtuoso e responsabile della Specialità. Non servono autorizzazioni nazionali, il Friuli Venezia Giulia sa come si esercita l’autonomia per crescere, e intende spazzare via ogni cliché secondo cui lo Statuto Speciale è un privilegio antistorico: qui è stato usato per costruire e crescere, e non siamo disposti ad arretrare di un millimetro su qualcosa che ci siamo meritati e che valorizziamo giorno dopo giorno». Così Renzo Tondo e Giulia Manzan, presidente e segretaria regionale di Autonomia Responsabile, questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Udine, cui hanno preso parte, tra gli altri, il consigliere regionale Giuseppe Sibau, il candidato nel collegio di Udine Francesco Pascolini e alcuni dei candidati under 40 nelle liste di Ar per le regionali e per le amministrative a Udine.

Tondo e Manzan hanno illustrato la norma che verrà presentata nel corso della prossima legislatura, quando «Ar sarà trainante nella maggioranza di centrodestra». «La Regione – hanno spiegato -  deve agevolare le imprese dal punto di vista fiscale, premiando il ricambio generazionale. Il lavoratore esperto dovrebbe accettare un impiego part time nel suo ultimo anno di lavoro, con la garanzia di non perdere un solo centesimo della pensione. Di fatto, nell’ultima fase lavorativa, il lavoratore più esperto si dedica al passaggio di consegne, alleggerito nel monte ore ma garantito pienamente sul piano pensionistico. Contestualmente, l’azienda punta su un giovane che viene formato e progressivamente inserito in organico». E il ruolo della Regione?  «Semplice – hanno proseguito – dovrà alleviare la pressione fiscale sulle imprese che sposano la staffetta generazionale. Si tratta di una prassi ormai consolidata nelle aziende private, che ha già dato risultati brillanti». Sibau ha posto l’accento sulla necessità di investire sulla formazione, ricordando che «è doveroso che il mondo dell’istruzione e formazione lavori a stretto contatto con quello dell’occupazione, per evitare corsi che, nella quotidianità, si rivelano poco efficaci. La staffetta generazionale è una soluzione molto interessante anche per i ragazzi in età di stage, e noi dovremo agevolare e potenziare il rapporto fra scuola e lavoro».

Pascolini, infine, ha puntato su «sanità e agricoltura, due temi chiave per questa regione. Sul primo, fronteggiamo l’emergenza della sostituzione dei medici di medicina generale prossimi alla quiescenza. A livello nazionale, si stima che, da qui al 2018, andranno in pensione 34mila professionisti, circa il 70% di quelli in servizio. Solo un terzo sarà sostituito. Le dimensioni di questo problema richiedono un intervento tanto urgente quanto drastico, che dovrebbe avvenire a livello dei Ministeri della Salute e dell’Università, senza sottovalutare le Regioni, soprattutto nel nostro caso del Fvg, unica Regione che si paga e si gestisce in autonomia il comparto: potrebbe essere l’occasione per cambiare l’attuale modello di formazioni professionale dei medici di medicina generale, attraverso la creazione di scuole di specializzazione universitarie». Quanto all’agricoltura, Pascolini ha spiegato che, ormai, «è diventata, per alcuni, un hobby costoso. Da settore primario, a passatempo in perdita. Per riportare i giovani alla terra, servono misure convincenti sul piano fiscale e interventi concreti della politica. Significative porzioni del territorio del Fvg hanno sempre avuto una vocazione agricola, dobbiamo salvaguardare questa identità affinché abbia un futuro».