22 ottobre 2019
Aggiornato 03:30
L'evento

Fusilāz di Cercivento, Fedriga: «Lo Stato restituisca loro giusto onore»

Prima proiezione a Tolmezzo del film-documentario 'Cercivento, una storia che va raccontata', realizzato dall'Ufficio stampa e comunicazione della Regione Friuli Venezia Giulia - Agenzia Regione Cronache
Fusilāz di Cercivento, Fedriga: «Lo Stato restituisca loro giusto onore»
Fusilāz di Cercivento, Fedriga: «Lo Stato restituisca loro giusto onore»

TOLMEZZO - «Dopo un secolo il Friuli Venezia Giulia, nella sua gente e nelle sue istituzioni, ha preso compattamente posizione affinché ai fucilati di Cercivento venga reso il dovuto onore. L'auspicio è che, in concomitanza con l'anniversario del prossimo autunno, possa ripartire l'iter parlamentare a difesa di tutti quelli che vennero uccisi». Queste le parole del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che venerdì sera hanno raggiunto il pubblico che ha gremito il cinema David di Tolmezzo per la prima proiezione del film-documentario 'Cercivento, una storia che va raccontata', realizzato dall'Ufficio stampa e comunicazione della Regione Friuli Venezia Giulia - Agenzia Regione Cronache, in collaborazione con il Comune di Cercivento.

ESECUZIONE MASCHERATA DA GIUSTIZIA - Parole forti, quelle di Fedriga, che non ha esitato a definire la fucilazione dei quattro alpini italiani avvenuta il 1 luglio 1916 «un'esecuzione mascherata da giustizia». Fedriga ha affidato il suo pensiero ad un lungo video messaggio, dal momento che, in concomitanza alla proiezione del film, era impegnato a Trieste per la serata di assegnazione del premio Luchetta, «altra iniziativa che funge da monito contro l'orrore delle guerre che oggi insanguinano il mondo». Il governatore ha ricordato come proprio il Friuli Venezia Giulia, nelle contraddizioni che il primo conflitto mondiale impose ai popoli europei, «subì devastazioni e lacerazioni, superiori a qualunque altra parte di Italia». Per questo, ha rimarcato Fedriga, «la Regione oggi sa che la pace è la precondizione per il suo presente e per il suo futuro; una pace che veda l'incontro e la proficua collaborazione tra popoli che nel '15 - '18 furono mandati allo scontro e al massacro». Da qui l'auspicio del governatore affinché il documentario possa contribuire al superamento dei conflitti.

RIABILITARE CHI HA SERVITO LA PATRIA - Alla prima ha preso parte anche l'assessore regionale alle Finanze e patrimonio, Barbara Zilli, che nel corso della scorsa legislatura, in veste di consigliere regionale, si era fatta promotrice di una mozione, accolta all'unanimità dall'Aula, per ribadire la necessità di riabilitare la memoria dei quattro alpini ingiustamente fucilati e proporre a questo scopo l'indizione di un concorso di idee riservato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Friuli Venezia Giulia per la scelta del testo da incidere in una targa commemorativa. Un'iniziativa che, avendo ottenuto anche un sostegno finanziario nell'ultimo bilancio regionale, verrà realizzata in questo mandato, come ha assicurato Zilli. Per l'assessore, eletta in Carnia, «il film racchiude il senso di cosa dovrebbe essere una comunità quando fa memoria dei suoi morti, ovvero una comunità unita che va oltre le diversità politiche e gli steccati culturali per dare memoria e riabilitazione a chi ha servito la Patria senza sconti». Per questo anche Zilli ha accolto con un plauso l'attività documentaristica della Regione, cosciente che «i segni della storia sono vivi, se vivo è il ricordo che i nostri giovani possono avere di questi fatti, trasmettendoli alle generazioni che verranno come patrimonio comune». Alla proiezione erano presenti in sala anche il sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo, il sindaco di Cercivento, Luca Boschetti e il sindaco di Gemona, Roberto Revelant, oltre ad alcuni consiglieri regionali e rappresentanti di associazioni e istituzioni locali. Presenti anche gli attori Massimo Somaglino e Riccardo Maranzana, voci narranti del film, l'autore teatrale Carlo Tolazzi, lo sceneggiatore del documentario Luciano Santin ed il regista Giorgio Gregorio, assieme al pronipote di Silvio Gaetano Ortis, il cui nome ha fatto da eco silenziosa alla proiezione assieme a quello degli altri tre alpini assassinati, Giovan Battista Coradazzi, Angelo Primo Massaro e Basilio Matiz.