16 novembre 2018
Aggiornato 08:30

Riccardi, difendere i medici dalle violenze è un dovere istituzionale

Il documento e protocollo d'intesa "Amico alpino accompagnami" consente di avviare una collaborazione per affiancare due alpini ad ogni guardia medica impegnata nel turno notturno, con la finalità di ridurre il rischio per gli operatori sanitari di subire aggressioni o violenze
Il vicegovernatore, Riccardi, alla firma del protocollo anti aggressioni “Amico alpino accompagnami”
Il vicegovernatore, Riccardi, alla firma del protocollo anti aggressioni “Amico alpino accompagnami” (ARC Silvia Savi)

CASARSA DELLA DELIZIA - "Difendere i medici dal rischio di possibili aggressioni è un dovere istituzionale che discende dalla necessità di garantire sicurezza a chi lavora con passione a servizio della salute dei cittadini». Lo ha affermato il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, intervenendo a Casarsa della Delizia alla firma del protocollo d'intesa "Amico alpino accompagnami». Il documento, sottoscritto da Guido Lucchini, presidente dell'Ordine dei medici di Pordenone, Giorgio Simon, direttore generale dell'Azienda per l'assistenza sanitaria n.5 pordenonese e da Ilario Merlin, presidente della sezione di Pordenone dell'Associazione nazionale alpini, consente di avviare una collaborazione per affiancare due alpini ad ogni guardia medica impegnata nel turno notturno, con la finalità di ridurre il rischio per gli operatori sanitari di subire aggressioni o violenze. L'intesa è stata condivisa dal Prefetto, dal Questore e dai Comandanti dei Carabinieri e della Guardia di finanza.

Le aggressioni ai medici costituiscono un fenomeno in crescita, che pertanto va affrontato con determinazione alla luce dei dati preoccupanti, citati dallo stesso Riccardi, secondo cui due operatori su tre nello svolgimento del proprio lavoro hanno subito un'aggressione violenta verbale o fisica e di questi il 70 per cento è donna. A questi dati si aggiungono quelli della Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) secondo cui le aggressioni riguardano il 65 per cento dei medici ospedalieri e l'80 per cento di quelli che operano sul territorio.

"Riconosco il merito all'alleanza tra operatori sanitari e istituzioni nel garantire la salute dei cittadini - ha sottolineato Riccardi - con un'iniziativa che dà orgoglio alla nostra regione perché è già un esempio nazionale a cui ispirarsi». Il vicegovernatore ha poi voluto esprime "riconoscimento e gratitudine al corpo degli Alpini, da sempre portatori di pace, libertà e solidarietà come hanno dimostrato anche in questa circostanza".

La gremita platea del teatro Pasolini di Casarsa si è commossa alla vivida testimonianza di Serafina Strano, guardia medica catanese che lo scorso 19 settembre ha vissuto l'incubo di una nottata di violenza perpetrata da un paziente mentre prestava servizio nell'ambulatorio di un piccolo comune siciliano. Da lei, diventata suo malgrado paladina nazionale della difesa dei tanti colleghi e colleghe minacciati sul posto di lavoro, è giunto l'accorato appello a non essere lasciati soli, poiché nella solitudine si determina la fragilità. Proprio in quanto basato sulla solidarietà, Strano ha poi definito il progetto pordenonese "un'iniziativa di valore culturale da esportare anche nel resto d'Italia".
Poco prima il medico catanese era stata preceduta dall'intervento della collega Giulia Marcassa, medico di continuità assistenziale a Pordenone, che con altrettanta enfasi ha chiesto alle istituzioni migliori condizioni strutturali e organizzative ed ha ringraziato i promotori del protocollo per consentire ai medici di ricevere risposte dalla "voce della solidarietà che si incarna in questo splendido progetto".

L'intesa è stata apprezzata anche dal Ministro della Salute Giulia Grillo (tramite un messaggio letto in sala dal deputato Luca Sut) che ha definito il protocollo un'efficace strumento di prevenzione e deterrente degli episodi deprecabili che colpiscono con frequenza crescente i professionisti della sanità.
Molti i rappresentanti politici del Friuli Venezia Giulia, oltre all'onorevole Sut, che hanno preso parte alla mattinata, tra cui il neo sottosegretario all'Ambiente, Vannia Gava, il deputato Roberto Novelli, il senatore Luca Ciriani, i consiglieri regionali Giampaolo Bidoli e Chiara Da Giau, ma anche esponenti delle professioni mediche, dell'Università, del mondo scientifico e dell'associazionismo.
Tra le prime risposte legislative messe in atto, Novelli ha ricordato l'avvio alla Camera dell'iter del progetto di legge per l'inserimento nel codice penale di un'aggravante che consenta l'inasprimento delle pene per chi compie atti contro i medici in servizio e l'istituzione di un fondo per l'acquisto di sistemi di sorveglianza.

Molte le riflessioni emerse sul tema nel corso del dibattito, seguito alla firma del protocollo, che ha riguardato aspetti occupazionali, sociali e culturali legati alla professione medica e a cui hanno preso parte, tra gli altri, Fiorenzo Corti, vice segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Fernando Agrusti, vice sindaco di Casarsa della Delizia, Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici e odontoiatri di Roma, Guido Marinoni, membro del comitato centrale della Fnomceo, Fulvio Kette, referente per l'accreditamento dell'Aas n.5 e Tommasa Maio, segretaria nazionale della Fimmg e referente del settore continuità assistenziale.