Cronaca | Provocazione

Un mercato coperto, pieghevole e smontabile: la proposta dell'architetto per piazza XX settembre

"E' un'idea e non un progetto, come erroneamente le persone possono pensare. La stessa cosa vale anche con via Mercatovecchio, per sensibilizzare la cittadinanza a pensare in grande"

Un mercato coperto, pieghevole e smontabile: la proposta dell'architetto per piazza XX settembre
Un mercato coperto, pieghevole e smontabile: la proposta dell'architetto per piazza XX settembre (Andrea Fabris)

UDINE – Il dibattito non si ferma. La data del primo agosto (giornata nella quale ci sarà la riapertura al traffico, sperimentale, di via Mercatovecchio) si avvicina e i favorevoli e i contrari si fanno sentire. Nei giorni scorsi, a inserirsi nella discussione c’è stato anche Andrea Fabris, un giovane architetto udinese che ha immaginato la centralissima via come una piazza alberata. Uno spazio di verde urbano dove trascorrere il tempo libero, favorendo gli incontri e la socializzazione. Un modo per vivere in maniera diversa il centro storico, tornando a un modello di città verde in voga nei Paesi del nord Europa e nelle città pre industrializzate di fine ‘800.

LA PROVOCAZIONE - Oggi lo stesso Fabris, lancia una nuova provocazione: «Un mercato coperto, pieghevole e smontabile, dedicato a Santi Ermacora e Fortunato, in piazza XX Settembre», altro luogo della città spesso al centro delle polemiche. Un’idea che arriva proprio nella giornata dei Santi Patroni della città, e  che «prende ispirazione dal mercato coperto di Santa Caterina a Barcellona». L’architetto precisa anche che «è un'idea e non un progetto, come erroneamente le persone possono pensare. La stessa cosa vale anche con via Mercatovecchio. - perché, sottolinea - Il mio intento è sensibilizzare l'opinione pubblica, a pensare e riflettere» sulle molte possibilità che potrebbero essere prese in considerazione per ‘trasformare’ la città. Si tratta di «fotomontaggi di progetti esistenti, inseriti nella nostra Udine per creare idee, spunti, per sensibilizzare la cittadinanza a pensare in grande perché, si sa, poi i progetti veri sono molto più concreti e meno impattanti». E conclude: «Io stesso sono consapevole della loro infattibilità, ma sono il terreno fertile da cui poter» far nascere «proposte più contenute, ma credibili», in futuro. «Osare è importante. Le mie sono provocazioni, ma hanno un intento di fondo costruttivo».

DAVVERO IMPOSSIBILE? - E noi aggiungiamo, sono davvero idee infattibili? E’ davvero così impensabile pensare a una città più verde, o sempre di più a misura di cittadino (e turista), capace di (ri)creare luoghi, pubblici, di socializzazione. Una città capace di attrarre, grazie a opere fuori dagli schemi, pur restando nella possibilità economiche del Comune (pensiamo ai ‘funghi’ di Siviglia, che hanno tanto fatto discutere, ma che sono poi diventati punto d’attrazione turistica). E’ davvero giusto tornare al vecchio, non osare (con le infinite critiche che questo implica, certo) e continuare a pensare: «Ma si, tanto siamo solo a Udine»?