13 dicembre 2018
Aggiornato 02:30

Unindustria boccia il decreto dignità voluto dal Ministro Luigi Di Maio

Agrusti: «Connotati punitivi per le imprese». Rifiutato nel presupposto ideologico che ne ha ispirato la sostanza e in molteplici aspetti che ne hanno caratterizzano la forma
Unindustria boccia il decreto dignità voluto dal Ministro Luigi Di Maio
Unindustria boccia il decreto dignità voluto dal Ministro Luigi Di Maio (Web)

PORDENONE Unindustria Pordenone boccia nel presupposto ideologico che ne ha ispirato la sostanza e in molteplici aspetti che ne hanno caratterizzano la forma, il Decreto Dignità voluto dal Ministro Luigi Di Maio. Lo ha fatto questa mattina, giovedì 26 luglio, nel corso del convegno promosso proprio per offrire agli Associati una visione di insieme del provvedimento che, ha fatto sapere il Presidente della Territoriale, Michelangelo Agrusti, «ha connotati punitivi per le imprese nei confronti delle quali, e più in generale del mercato, evidenzia un radicato pregiudizio. Già, perché l’idea di fondo che interpretiamo leggendo il decreto è che per il ministro Di Maio l’imprenditore si muova perlopiù con l’intento di appropriarsi di risorse, siano esse pubbliche o private, che non sono sue, che non gli appartengono».

CONSIDERAZIONI E PROPOSTE - Il decreto contiene misure e adotta strumenti, come ha spiegato il direttore di Unindustria, Paolo Candotti, «che renderanno più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese, disincentivando gli investimenti e limitando la crescita». Più in generale – è emerso sempre durante il convegno di stamane – occorrerebbe evitare brusche retromarce sui processi di riforma avviati. «Il decreto-legge – ha aggiunto Agrusti – individua nel contratto a tempo determinato e nella somministrazione, gli strumenti contrattuali cui andrebbe imputata la cosiddetta precarizzazione dei rapporti di lavoro, eppure i dati non sembrano supportare la preoccupazione di un aumento della instabilità legata a comportamenti opportunistici da parte delle imprese». Anche perché il precedente decreto ha raggiunto l’obiettivo di promuovere la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro. «Da parte nostra – ha concluso Candotti – proponiamo, come sistema Confindustria, che l’apposizione di un termine massimo di 24 mesi per la durata del contratto a termine non sia subordinata all'individuazione di causali. Inoltre, si modifichino le misure dedicate alla somministrazione e si chiarisca la natura non incrementale dell’aumento di mezzo punto percentuale del contributo addizionale per ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato».