20 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

Dall’Ava: «Incomprensibili i paletti sui voucher»

Il presidente provinciale di Fipe Confcommercio Udine sottolinea come in regione manchino 1.500 persone tra chef e camerieri
Dall’Ava: «Incomprensibili i paletti sui voucher»
Dall’Ava: «Incomprensibili i paletti sui voucher» (ANSA)

UDINE - Carlo Dall’Ava, presidente provinciale di Fipe Confcommercio Udine, rilancia la richiesta di un utilizzo non limitato alle sole strutture ricettive dei voucher. «Abbiamo appreso con preoccupazione alcune indiscrezioni relative all’intenzione del governo di non ampliare l’utilizzo dello strumento anche alle aziende del settore turismo che applicano il contratto collettivo – sottolinea Dall’Ava –. Un errore strategico in un momento in cui ai pubblici esercizi mancano 50mila lavoratori, tra chef e camerieri, 1.500 in regione. Persone che se ne vanno poi all’estero e non tornano più. Nel nostro settore la flessibilità è fondamentale».

La reintroduzione dei voucher, fortemente auspicata dalla Fipe, «implicherebbe la restituzione alle aziende della possibilità di avere a disposizione uno strumento legale e tracciabile per regolamentare le prestazioni di lavoro occasionali. Prestazioni frequenti nelle aziende a vocazione turistica, e dunque non solo alberghi, ma anche ristoranti, stabilimenti balneari e tutti i pubblici esercizi che devono rispondere a una domanda di lavoro caratterizzata da alta flessibilità e stagionalità. Se le indiscrezioni fossero confermate – prosegue il responsabile Fipe facendo appello ai parlamentari eletti in Fvg – si creerebbe una situazione paradossale, incomprensibile nella logica e discriminante negli effetti».

«Sarebbe assurdo che dall’estensione dei voucher venissero escluse proprio le aziende della ristorazione che sono la componente essenziale e maggioritaria del turismo, anche sotto il profilo della creazione di posti di lavoro stabili - evidenzia Dall'Ava -. Il doppio intervento di restrizione sul lavoro a tempo determinato e di negazione dell’uso dei voucher comporta l’irrigidimento di un settore fondamentale del made in Italy e del turismo. Negare la possibilità di accesso a questo strumento di lavoro all’intero settore dei pubblici esercizi per il timore di abusi è ingiusto. Fipe auspica che l’utilizzo sia garantito a tutti a fronte di controlli puntuali e sanzioni severe».