15 dicembre 2018
Aggiornato 22:30

Udine: occupazione sempre col segno più

Mareschi Danieli: «Il lavoro si crea solo con la crescita, che c’è ma è fragile». Più 7,15 delle assunzioni nel primo semestre del 2018 rispetto allo scorso anno
Udine: occupazione sempre col segno più
Udine: occupazione sempre col segno più (Adobe Stock)

UDINE - Continua il recupero dell’occupazione in provincia di Udine. Nel primo semestre 2018 - come evidenzia l’Ufficio studi di Confindustria Udine su dati dell’Osservatorio del lavoro della Regione - le assunzioni hanno riguardato 51.318 rapporti di lavoro, +7,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (quando si sono contate in 47.912 unità).

ASSUNZIONI - La maggior parte delle assunzioni, 22.081, pari al 43% del totale, ha interessato il terziario, con una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente. Seguono il comparto Alberghi e ristoranti (22,2% del totale con una crescita del +10,6%) e il manifatturiero che, con 8.790 assunzioni, il 17,1% del totale, ha registrato un aumento del 9,6%. Le costruzioni con 2.018 assunzioni, il 3,9% del totale, segnano un incremento del 31,1%.

CESSAZIONI - Le cessazioni, sempre nel primo semestre del 2018, si sono attestate a 41.955 (di cui 18.998 nel terziario e 7.170 nel manifatturiero), +16,4% nei confronti dello stesso periodo dello scorso anno quando sono state 36.056.

RAPPORTO - Il rapporto tra assunti e cessati è leggermente peggiorato, portandosi da una media di 1,33 riferito al primo semestre 2017, ad uno di 1,22 del primo semestre 2018 (1,23 nel manifatturiero) a seguito del lieve calo (-0,3%) degli assunti nel secondo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il saldo assunti-cessati nel secondo trimestre del 2018 si è, infatti, attestato a 3.678 unità (2.313 maschi, 1.365 femmine), inferiore alle 6.421 unità del secondo trimestre 2017. Il rapporto tra assunti e cessati del primo semestre 2018 in Provincia di Udine (1,22) si mantiene comunque superiore al dato regionale (1,17).

SETTORI - Nel complesso dei settori economici la tipologia contrattuale prevalente, sempre nel primo semestre 2018, è rappresentata dal rapporto a tempo determinato, che ha interessato 24.559 assunzioni (pari al 47,9% del totale). Seguono il lavoro in somministrazione, 10.907 assunzioni corrispondenti ad una quota del 21,3%, il rapporto a tempo indeterminato, che ha caratterizzato 4.251 assunzioni (l’8,3% del totale) e il lavoro intermittente (7,4% per 3.813 assunzioni). Nel manifatturiero la tipologia contrattuale maggiormente utilizzata resta il lavoro in somministrazione, 3.959 assunzioni pari al 45% del totale, seguita dal lavoro a tempo determinato, 2.752 assunzioni per una quota del 31,3%, e da quello a tempo indeterminato, 1.129 assunzioni per una quota del 12,8%.

NUMERI - «I numeri - commenta Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine – certificano una tendenza al recupero dell’occupazione, pur con qualche segnale di rallentamento nel secondo trimestre, che fotografa un trend di crescita dell’economia che c’è, ma è fragile. Per questo, bisogna dare centralità alle politiche industriali, come stanno facendo tutti i grandi Paesi. Il lavoro rimane il punto nodale, ma l’occupazione si genera soltanto se l’Italia cresce». «Favorire l'assunzione dei giovani attraverso l'azzeramento dei carichi fiscali per i primi due o tre anni e sperimentare la flat tax a partire dal mondo della produzione: sono queste le richieste puntuali che Confindustria rivolge al Governo. Per raggiungere gli obiettivi che anche l'esecutivo si è dato, occorre stimolare la crescita e questa si può avere soltanto incoraggiando gli investimenti privati e pubblici e non caricando le imprese di ulteriori oneri». «Innovazione, qualificazione delle risorse umane, internazionalizzazione sono le principali sfide che le nostre aziende devono sostenere quotidianamente per essere competitive sui mercati mondiali. Burocrazia, infrastrutture, giustizia, pressione fiscale e costo del lavoro, unitamente al gigantesco debito pubblico, sono i principali ostacoli alla competitività del nostro sistema. Su questi temi – conclude la presidente degli Industriali friulani - siamo disponibili a confrontarci responsabilmente con il Governo soprattutto in vista della legge di bilancio».