22 settembre 2018
Aggiornato 19:30

Uguaglianza di genere, dal Pd una legge elettorale per raggiungerla

 Introdurre nel sistema elettorale regionale la doppia preferenza di genere, con l'obiettivo di raggiungere una presenza femminile paritaria nei partiti e nelle istituzioni, come da tempo viene richiesto anche a livello di Consiglio d'Europa e di Unione Europea.
Durante la V Commissione del Consiglio regionale
Durante la V Commissione del Consiglio regionale (Regione Friuli-Venezia Giulia)

UDINE - Introdurre nel sistema elettorale regionale la doppia preferenza di genere, con l'obiettivo di raggiungere una presenza femminile paritaria nei partiti e nelle istituzioni, come da tempo viene richiesto anche a livello di Consiglio d'Europa e di Unione Europea.

UGUAGLIANZA DI GENERE - E' il contenuto del progetto di legge n. 10, primo firmatario il consigliere Francesco Russo (Pd), che nell'illustrare il testo ai componenti della V Commissione presieduta da Diego Bernardis (Lega), ha ricordato prima i dati del rapporto "Global Gender Gap Index 2017" del World Economic Forum, che collocano l'Italia all'82esimo posto su 144 paesi in tema di uguaglianza di genere e, a seguire, gli esiti delle ultime elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, dove solo 7 sono state le donne elette, sui 49 membri dell'Assemblea.

DUE LEGGI A FAVORE - Per riequilibrare la rappresentanza, a giudizio del proponente, il legislatore non deve partire da zero: significativi passi avanti sono stati fatti con due recenti e importanti leggi, la legge 120/2011 che riserva al genere meno rappresentato almeno un terzo dei componenti dei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa e delle società partecipate pubbliche e la legge 215/2012 volta a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle amministrazioni locali.

LA PROPOSTA - Nella proposta di legge si ipotizza un meccanismo di modifica della norma che regola il processo elettorale nel Friuli Venezia Giulia, definito «semplice, lineare, efficace e non coercitivo»: ciascun elettore potrà esprimere uno o due voti di preferenza; se ne esprime due, dovranno riguardare candidati di genere diverso (maschio-femmina o femmina-maschio), pena l'annullamento della seconda preferenza espressa.

DOPPIO BENEFICIO - «Oltre a favorire l'auspicato riequilibrio, la norma presenta ulteriori caratteristiche positive in termini di impatto - osserva Russo - poiché è in grado di radicare negli elettori l'abitudine a scegliere con il proprio voto rappresentanti di sesso sia maschile che femminile, contribuendo così a creare un clima culturale favorevole all'idea che una più equa rappresentanza di genere sia indispensabile alle istituzioni di un paese realmente democratico».