17 gennaio 2019
Aggiornato 19:00
Udine

Uguaglianza di genere, dal Pd una legge elettorale per raggiungerla

 Introdurre nel sistema elettorale regionale la doppia preferenza di genere, con l'obiettivo di raggiungere una presenza femminile paritaria nei partiti e nelle istituzioni, come da tempo viene richiesto anche a livello di Consiglio d'Europa e di Unione Europea.
Durante la V Commissione del Consiglio regionale
Durante la V Commissione del Consiglio regionale Regione Friuli Venezia Giulia

UDINE - Introdurre nel sistema elettorale regionale la doppia preferenza di genere, con l'obiettivo di raggiungere una presenza femminile paritaria nei partiti e nelle istituzioni, come da tempo viene richiesto anche a livello di Consiglio d'Europa e di Unione Europea.

UGUAGLIANZA DI GENERE - E' il contenuto del progetto di legge n. 10, primo firmatario il consigliere Francesco Russo (Pd), che nell'illustrare il testo ai componenti della V Commissione presieduta da Diego Bernardis (Lega), ha ricordato prima i dati del rapporto "Global Gender Gap Index 2017" del World Economic Forum, che collocano l'Italia all'82esimo posto su 144 paesi in tema di uguaglianza di genere e, a seguire, gli esiti delle ultime elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, dove solo 7 sono state le donne elette, sui 49 membri dell'Assemblea.

DUE LEGGI A FAVORE - Per riequilibrare la rappresentanza, a giudizio del proponente, il legislatore non deve partire da zero: significativi passi avanti sono stati fatti con due recenti e importanti leggi, la legge 120/2011 che riserva al genere meno rappresentato almeno un terzo dei componenti dei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa e delle società partecipate pubbliche e la legge 215/2012 volta a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle amministrazioni locali.

LA PROPOSTA - Nella proposta di legge si ipotizza un meccanismo di modifica della norma che regola il processo elettorale nel Friuli Venezia Giulia, definito «semplice, lineare, efficace e non coercitivo»: ciascun elettore potrà esprimere uno o due voti di preferenza; se ne esprime due, dovranno riguardare candidati di genere diverso (maschio-femmina o femmina-maschio), pena l'annullamento della seconda preferenza espressa.

DOPPIO BENEFICIO - «Oltre a favorire l'auspicato riequilibrio, la norma presenta ulteriori caratteristiche positive in termini di impatto - osserva Russo - poiché è in grado di radicare negli elettori l'abitudine a scegliere con il proprio voto rappresentanti di sesso sia maschile che femminile, contribuendo così a creare un clima culturale favorevole all'idea che una più equa rappresentanza di genere sia indispensabile alle istituzioni di un paese realmente democratico».