19 maggio 2019
Aggiornato 13:00
L'intervento

Rallenta l'export: Confindustria spera nella legge di Bilancio

La propensione all'estero delle imprese friulane è tra le più elevate in Italia, ma l'economia resta fragile
Rallenta l'export: Confindustria spera nella legge di Bilancio
Rallenta l'export: Confindustria spera nella legge di Bilancio

UDINE - «Decelera la crescita delle esportazioni, che rimane comunque sostenuta nella nostra regione e in provincia di Udine in particolare. La propensione all’export delle imprese friulane, non è una novità, è tra le più elevate in Italia, ma la nostra economia resta fragile e sarebbe davvero un peccato gettare al vento proprio ora anni di sacrifici. Preoccupano, infatti, gli ultimi dati diffusi dall’Istat, che segnalano una battuta d'arresto per l'industria italiana. A giugno e luglio, il fatturato ha registrato un doppio rallentamento mensile e calano anche gli ordini. Segnali negativi che avevamo già colto nell’ultima indagine congiunturale riferita al nostro territorio che fotografava, nel secondo trimestre, un rallentamento nella crescita dell’indice della produzione e una contrazione degli ordini dopo undici trimestri consecutivi positivi. In questo contesto, la legge di Bilancio sarà il vero banco di prova per il governo. Attendiamo segnali concreti sui temi della crescita e del lavoro, che a nostro giudizio sono le priorità». E’ questo il commento di Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, alle statistiche sul commercio estero riferite ai primi sei mesi dell’anno elaborate dall’Ufficio Studi di palazzo Torriani.

I DATI - Le esportazioni in provincia di Udine sono cresciute nel primo semestre del 2018, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ben oltre il doppio della media italiana: +9,1%, passando da 2.745 a 2.994 milioni di euro, contro il +3,7% nazionale. L’incremento percentuale, superiore anche a quelli registrati dalle macro aree del Nord-Est, +5,9%, e del Nord-Ovest, +4%, conferma il dinamismo delle vendite all’estero delle aziende udinesi, complessivamente con valori superiori alla fase pre-crisi del 2008. Scomponendo i dati per trimestri, però, si nota una lieve decelerazione nel secondo trimestre (+7,9%) rispetto al primo trimestre del 2018 (+10,4%).
Complessivamente, le esportazioni nel primo semestre dell’anno in regione sono cresciute del +17,5%, spinte dal comparto delle navi e imbarcazioni (+81,3%; senza tale comparto la crescita è del +8,4%). In dettaglio, in provincia di Pordenone l’export è salito del +4,3%, a Gorizia del 62,4%, a Trieste del 17%. La quota dell’export provinciale udinese su quello regionale si attesa al 36%, superiore a quello delle altre province (Pordenone 24,3%, Trieste 18,2%, Gorizia 21,6%). Il miglioramento della domanda interna e la ripresa delle attività che incorporano beni impiegati nelle lavorazioni industriali, determinano l’aumento delle importazioni salite del +12,4 %, da 1.681 a 1.891 milioni di euro (metallurgia +11%, prodotti chimici +1,6%, macchinari +24,2%, smaltimento rifiuti e recupero di materiali +22,7%). La bilancia commerciale si mantiene sempre positiva, pari a 1.103 milioni di euro, in crescita del +4% rispetto allo scorso anno.

BENE I PRODOTTI DI METALLURGIA - L’incremento delle vendite all’estero è determinato dai positivi risultati dei prodotti della metallurgia, che ha realizzato il 30,8% delle esportazioni, con un aumento, rispetto al primo semestre del 2017, del +16,2%, da 793 a 921 milioni di euro. Seguono i macchinari, le cui esportazioni sono cresciute del +0,6%, da 546 a 550 milioni di euro, i prodotti in metallo, +27,9%, da 241 a 308, i mobili, +2,8%, da 232 a 238, le apparecchiature elettriche, -3,8%, i prodotti alimentari, -4,5%, gli articoli in gomma e le materie plastiche, +2%, i prodotti chimici, +10,4%. Sul piano della distribuzione geografica delle esportazioni, si rafforza il mercato interno dell’Unione europea, il cui peso sul totale delle vendite all’estero passa dal 67,3% al 69,1%, con un una crescita nel primo semestre del +11,9%, da 1.847 a 2.067 milioni di euro.
Le esportazioni verso l’area extra Ue, registrando un aumento più contenuto del +3,2%, da 898 a 926 milioni di euro, scendono dal 32,7% al 30,9% del totale.
Il mercato tedesco si conferma il primo mercato di esportazione, con una quota pari al 18,1% del totale, segnando un incremento del +10,8%, da 489 a 541 milioni di euro.  Seguono l’Austria, in crescita del +4,4%, da 261 a 273 milioni di euro, la Francia, +6,2%, da 194 a 206 milioni di euro, gli Stati Uniti, +12,8%, da 175 a 197 milioni di euro. In forte crescita l’export verso la Cina, +114,2%, passato da 32 a 70 milioni di euro.

IL COMMENTO DI DANIELI - «L'apertura al taglio del cuneo fiscale e al mantenimento del piano industria 4.0 da parte del Governo – conclude Anna Mareschi Danieli - segna un cambio di approccio, su cui ci auguriamo si possa lavorare insieme. Va bene il taglio Irpef, ma alla legge di Bilancio bisogna aggiungere un piano di inclusione dei giovani, la dotazione infrastrutturale, i tempi certi della realizzazione delle infrastrutture, i tempi stretti delle sentenze della giustizia, a partire da quella ordinaria, l'incremento del fondo di garanzia per le Pmi, i pagamenti della Pubblica amministrazione. Serve attenzione alla crescita da parte delle prossime politiche del governo e questa non è l'aspettativa di una categoria, ma l'interesse del Paese, anche alla luce degli ultimi dati che fanno registrare una produzione industriale leggermente in calo».