22 marzo 2019
Aggiornato 16:00
Admo

Donare il midollo osseo: la testimonianza di chi ha 'ricevuto' la vita e di chi l'ha 'ridata'

La storia di tre volontari Admo (Associazione donatori di midollo osseo) che sabato 29 settembre saranno in piazza San Giacomo in occasione di Match it now!
Donare il midollo osseo: la storia di chi ha 'ricevuto' la vita e di chi l'ha 'ridata'
Donare il midollo osseo: la storia di chi ha 'ricevuto' la vita e di chi l'ha 'ridata'

UDINE – Tre persone, tre storie, tre vite e un unico comun denominatore, il dono. Da un lato il dolore e la sofferenza per una malattia che arriva improvvisamente e manda in pezzi tutto. Dall’altro la voglia di darsi all’altro, aiutarlo, permettergli (forse) di vivere il suo domani e scoprire tutti i colori della vita. Alice, Luca e J., sono tre volontari Admo (Associazione donatori di midollo osseo) e sabato 29 settembre saranno in piazza San Giacomo, a Udine, (dalle 9 alle 20) in occasione di Match it now!. Una giornata fatta di musica, spettacolo e divertimento con un unico obiettivo: ricercare nuovi potenziali donatori di midollo osseo. Loro sono diventati volontari dopo aver vissuto in prima persona l’esperienza della malattia e del dono. Per questo sono i 'testimonial' giusti per far capire a tutti l’importanza di un gesto che può ridare la vita a un altro essere umano.

QUANDO CHIEDIAMO LORO COSA SIGNIFICA RICEVERE UNA DONAZIONE, ascoltiamo un attimo di generale silenzio. Luca pronuncia una semplice e grande parola: «Rinascere» (si ferma un attimo). Quella manciata di lettere accostate si fa gigante, nella sua voce ferma e pacata traspare della riconoscenza che non si può contenere e continua: «La speranza di un futuro. Perché senza la donazione avevo il 5% di possibilità di guarigione». Per me è stata «la possibilità di accompagnare mia figlia il primo giorno di scuola, accompagnarla a nuoto, sperare di poterla vedere un giorno all’altare. Tutto». Luca si è ammalato all’età di 41 anni. Alice invece aveva solo 25 anni. Lei è una guerriera. Ascoltandola traspare una grande forza e determinazione: «Conclusi i cicli di chemio, non c’era un donatore. Aspettavo quella telefonata come fosse la chiamata per la vita. Quando è arrivata è stata un grande regalo. Quando capisci che qualcuno ti ha appena salvato la vita, ti rendi conto che è una cosa immensa. Difficile da spiegare». Dal canto suo J., che quando ha donato il suo midollo osseo aveva 26 anni lo ha definito «un gesto semplicissimo, che è venuto naturale». Con la voce ancora che trema dall’emozione, ripensandoci, ha spiegato: «Quando ho ricevuto la chiamata ho saputo da subito che avrei detto ‘si’. Per me è stato poter ridare speranza a chi non ne aveva più. Consentire (anche se solo per un giorno, un mese, un anno) a quella persona di vivere, gioire, emozionarsi, realizzare un sogno, che altrimenti non sarebbe stato possibile».

LA CONFERMA di questo arriva proprio da Luca che se dovesse spiegare a qualcuno perché donare gli direbbe di provare «a immaginare tutti i sogni, le emozioni, tutto quello che hai dentro. Prova a pensare di dare tutto questo a chi non ce l’ha più. Doni tutto, a lui e alla sua famiglia. Perché quando una persona si ammala, lo fa anche tutta la sua famiglia». Alice invece racconterebbe la sua esperienza, la sua malattia e la sua rinascita, grazie al suo donatore anonimo. J., da donatrice, ritiene che la possibilità di ‘dare’ sia stata «un regalo che la vita mi ha fatto. Mi ha arricchita. Ho sempre sognato di avere un fratello maggiore. Ora so di averne uno (è un giovane papà), da qualche parte. Non saprò mai dove, e non lo conoscerò. Ma nel mio piccolo so di aver contribuito a farlo stare meglio». E ricorda anche una cosa importante: «Io sono stata fortunata, tutta la mia famiglia mi ha sostenuta. Spesso non è così. Le persone ignorano come funziona la donazione del midollo osseo e pensano possa causare dei problemi di salute. Per questa ragione fanno desistere i loro cari che vorrebbero donare. Io posso assicurare che non è così. Il dolore è pari a quello di una botta. E se quel minimo dolore può salvare una vita, credo dovremmo donare tutti» (maggiori dettagli sulla donazione, qui).

L’ANONIMATO STA ALLA BASE DELLA DONAZIONE, ma se potessero dire qualcosa al proprio donatore (o ricevente)? «Ci ho pensato a lungo. E devo dire che non lo so», spiega Luca. «Avrei la possibilità di scrivere una lettera in forma anonima che sarebbe consegnata (a una giovane donna, nel mio caso, so solo questo) attraverso l’ospedale, ma non saprei da che parte iniziare. È una gratitudine tale che non saprei come esprimerla». Alice invece ha contattato il suo, di donatore, sa solo che è un uomo americano: «Io gli ho scritto, ma lui non ha risposto. All’inizio ci sono rimasta male. Ma poi ho capito che le nostre posizioni sono diverse. Lui mi ha donato una parte di sé, ma è rimasto un episodio circoscritto della sua vita. Al contrario lui è parte di me». La pensa diversamente J. che gli ha scritto al ricevente non appena fatta la donazione. «Mi ha risposto qualche mese dopo. Ho voluto condividere con lui le mie emozioni, augurargli il meglio e dirgli che quando mi hanno chiamata, non ho pesato per un solo istante di lasciarlo solo».

TRE PERSONE, TRE STORIE, TRE VITE legate con un unico sottile e infinito filo rosso a un fratello o una sorella, chissà dove. In Fvg gli iscritti al Registro nazionale Italiano Donatori di Midollo Osseo (Ibmdr) sono circa 12 mila. Ma non sono sufficienti. La compatibilità tra non consanguinei è di 1 su 100 mila. È per questa ragione che ogni anno i volontari danno appuntamento in piazza San Giacomo: durante la manifestazione sarà possibile procedere all'iscrizione al registro Ibmdr tramite un semplice prelievo di sangue oppure tramite kit salivare e forse, un giorno, contribuire alla vita, ai sogni, alle emozioni, di un’altra persona.