10 dicembre 2018
Aggiornato 21:30

Tumore al seno, quando le donne tornano a casa

"Importante prevenzione e screening, ma altrettanto decisivo e il percorso che viene dopo la malattia che deve essere un ritorno alla vita normale", commenta il vice governatore Riccardi
Intervento del vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi
Intervento del vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi (Regione Friuli-Venezia Giulia)

UDINE - «L'obiettivo della prevenzione e di una capillarità ancora maggiore degli screening, ma, altrettanto decisivo, il percorso che viene dopo la malattia e che non può diventare una sopravvivenza, ma deve essere un ritorno alla vita normale». Lo ha detto oggi a Villa Manin di Passariano (Codroipo) il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, in apertura del convegno "Donne, ecco i nostri alleati: screening, alimentazione e movimento", organizzato dai Comitati dell'Associazione nazionale donne operate al seno (Andos) in occasione del mese mondiale della prevenzione di questo tipo di neoplasia.

NEOPLASIA MAMMARIA - Riccardi, ringraziando l'Andos per l'attività messa in campo a sostegno di chi deve affrontare e ha affrontato la malattia, ha sottolineato come quello della prevenzione sia un ambito strategico vincente nel quale la Regione, attraverso il programma di screening mammografico, è all'avanguardia in campo nazionale.

CONTROLLO E DIAGNOSI - Nello scorso anno in Fvg hanno scelto di sottoporsi all'esame il 70% delle donne chiamate a fare il test, mentre sul fronte della diagnostica, il programma regionale dal 2006 al 2017 ha portato a confermare dai 350 ai 500 casi all'anno di cancro al seno.

DOPO L'OSPEDALE - «La sfida - ha rimarcato Riccardi - è quella relativa alla qualità della gestione della fase seguente alla cura della malattia, quando la persona ha il diritto a tornare ad un'esistenza il più possibile vicina alla normalità. E proprio questo percorso - ha concluso - ha a che fare con il processo di riforma in atto, perché in tale fase diventa decisivo il sistema di assistenza territoriale e non più l'ospedale».