12 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Ritorno della leva: le critiche delle opposizioni

I dubbi espressi da Open Sinistra Fvg, Cittadini, autonomisti e Pd
Ritorno della leva: le critiche delle opposizioni
Ritorno della leva: le critiche delle opposizioni ()

UDINE – Il via libera alla proposta di legge nazionale sul ritorno della leva obbligatoria, ha scatenato le reazioni delle opposizioni, che hanno usato toni duri per bocciare il provvedimento.

LA CONTRARIETA’ DI SINISTRA E AUTONOMISTI - Il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell, ha votato contro in Aula sia per ragioni politiche che etiche. «Non credo che la politica di difesa di un Paese come l'Italia possa essere definita attraverso iniziative estemporanee e propagandistiche. Considero, inoltre, un presupposto reazionario ritenere che la disciplina militare sia l'unica dimensione di formazione civile che tante tragedie ha causato e che sorprende venga oggi fatto proprio da un partito come la Lega che solo pochi anni fa era sostenitore addirittura della dissoluzione dell'unità nazionale e ora si è riscoperto avvolto nel Tricolore». Per il capogruppo del Patto per l'Autonomia Massimo Moretuzzo si tratta di un provvedimento "inapplicabile, dal punto di vista economico e logistico, e incostituzionale». «Pensare di far risorgere e affiancare al già costosissimo strumento di difesa professionale anche una struttura di leva militare obbligatoria, con tutte le problematiche sociali, giuridiche, gestionali ed economiche che comporta – commenta Moretuzzo -, è davvero un'idea difficile da perseguire in un contesto sociale dove lo Stato ha fortissime difficoltà a reperire fondi già solo per mettere a norma le caserme in disuso che versano in condizioni penose. Basterebbe interpellare un qualsiasi ufficiale del genio militare per farsi raccontare con quali difficoltà si riesce, a malapena, a tenere aperte le caserme che ospitano i reparti della Difesa»

CRITICI ANCHE CITTADINI E PD - Un no netto al ritorno della leva arriva dal capogruppo dei Cittadini Tiziano Centis. «Sono passati quattro mesi dall'inizio di questa legislatura e si comincia a vedere l'impronta che il centrodestra che ha vinto le elezioni vuole dare: ieri ci hanno fatto discutere di come le famiglie devono passare le domeniche, e ho sentito dire che non va bene che lo facciano al centro commerciale, mentre, oggi, fanno passare una proposta di legge che ha la presunzione di dire come devono essere educati i giovani della nostra regione, obbligandoli a delle scelte. Insomma, una Regione che dice ai cittadini cosa devono fare e come si devono comportare. Siamo di fronte a un modello di regione che vuole plasmare i suoi cittadini a suo gusto e somiglianza e questo è, francamente, inquietante». Critiche anche dal Pd, attraverso il consigliere regionale Roberto Cosolini: «Dobbiamo porci una domanda: oggi cosa serve di più ai giovani? Noi pensiamo serva formazione, diritto allo studio, incentivi per svolgere percorsi formativi anche all'estero e serve investire sulla conoscenza delle lingue straniere»