12 dicembre 2018
Aggiornato 00:30

Aperto l'anno accademico dell'Università di Udine, l'ultimo dell'era De Toni

L'ateneo rimane una delle strutture chiave della comunità civile e sociale del Friuli
Aperto l'anno accademico dell'Università di Udine, l'ultimo dell'era De Toni
Aperto l'anno accademico dell'Università di Udine, l'ultimo dell'era De Toni (Università)

UDINE - «L’università può essere il luogo di un comune impegno civile, uno spazio dove le donne e gli uomini del domani maturano competenze, rinnovano energie, costruiscono nuove motivazioni. Un contesto dove si genera speranza. Tutto questo non sarà possibile se all’Università mancherà un’anima, una comune ispirazione, un sogno, una visione, una passione che coinvolga tutti i collaboratori nel gusto della scoperta, della ricerca, nella costruzione del nuovo, nella soddisfazione di creare qualcosa di proprio, di distintivo, nel dare significato alla propria storia, al proprio progetto di vita, a un progetto di società più giusta e solidale. Nel perseguire questa grande missione l’Università di Udine rimane una delle strutture chiave della comunità civile e sociale del Friuli: hic sunt futura!». Con queste parole il magnifico rettore dell'università di Udine, Alberto Felice De Toni, ha chiuso il suo discorso, l'ultimo alla guida dell'ateneo friulano. 

Una cerimonia, quella dell'apertura dell'anno accademico, il 41esimo, che è stata molto affollata e che ha visto la lectio del giudice emerito della Corte costituzionale e studioso tra i più autorevoli in ambito giuridico, Sabino Cassese, oltre alla prolusione affidata a Elena D'Orlando, ordinaria di Diritto pubblico comparato. A rappresentare la Regione c'era l'assessore regionale all'Università, Ricerca, Formazione, Istruzione, Lavoro e Famiglia, Alessia Rosolen: «La Regione augura all'ateneo di Udine di continuare sulla strada della sobrietà e del rigore, della visione che lo ha portato a raggiungere le vette del sistema universitario nazionale, dell'eccellenza nella didattica e nella ricerca, per continuare a essere architrave dello sviluppo del Friuli Venezia Giulia». Richiamando un passo della relazione in cui il rettore Alberto Felice De Toni in merito all'importanza della collaborazione tra enti di ricerca promossa dai governi regionali ha citato come «efficacie modello di riferimento» l'accordo quadro promosso recentemente dal governatore del Veneto Luca Zaia, Rosolen ha puntualizzato che «la Regione Friuli Venezia Giulia è stata anticipatrice dieci anni fa di un percorso che solo oggi la Regione Veneto sta iniziando: è un dato importante - ha sottolineato l'assessore - che il sistema dell'alta formazione abbia già fatto passi da gigante e sono certa - ha detto - che questo proseguirà anche con i nuovi vertici accademici».

«La Regione è convinta che le competenze del nostro sistema universitario siano il motore per favorire la coesione sociale e per migliorare la qualità della vita dei cittadini: l'auspicio - ha concluso Rosolen - è che il modello federativo avviato nel 2012 si consolidi sempre di più, facendo maturare e incentivare ulteriori collaborazioni e intese territoriali tra le università e i Conservatori, migliorando il rapporto con le imprese e con tutti i corpi della nostra società per creare ricchezza a favore della comunità del Friuli Venezia Giulia»