12 dicembre 2018
Aggiornato 00:30

Fontanini ha ricordato la liberazione di Udine da parte del del Reggimento Savoia Cavalleria

Il sindaco ha ricordato le sofferenze dei profughi friulani rivolgendosi alle nuove generazioni
Fontanini ha ricordato la liberazione di Udine da parte del del Reggimento Savoia Cavalleria
Fontanini ha ricordato la liberazione di Udine da parte del del Reggimento Savoia Cavalleria (Comune Udine)

UDINE - «Il Friuli è stato testimone e protagonista di una delle pagine più tragiche e allo stesso tempo gloriose della nostra storia recente: la Prima Guerra Mondiale. Per questo Udine è orgogliosa di poter ospitare le commemorazioni della sua liberazione, avvenuta proprio il 3 novembre di 100 anni fa quando una pattuglia del Reggimento Savoia Cavalleria, comandata dal ten. Baragiola, entrò per prima in città, liberandola in anticipo di un giorno sulla definitiva vittoria sancita dall’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti». Così il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, è intervenuto durante le celebrazioni svoltesi in piazza Libertà. 

IL RIFERIMENTO AI PROFUGHI FRIULANI - «Ma ricordando la data di oggi - ha aggiunto il primo cittadino - non celebriamo solo la liberazione e la vittoria sul nemico austriaco e tedesco che da oltre un anno occupava la città di Udine, commettendo saccheggi e violenze sulla popolazione rimasta, ma soprattutto il ritorno delle migliaia di profughi friulani che nel 1917 erano stati costretti ad abbandonare la propria terra per trovare rifugio nel resto d’Italia, e soprattutto in Toscana, a Firenze, dove trovarono sede anche le istituzioni friulane e udinesi, a partire dal Comune di Udine, guidato dal sindaco Domenico Pecile, e dalla Provincia, retta da Luigi Spezzotti. Inutile dire che i friulani - ha rimarcato - furono capaci non solo di una sincera e profonda riconoscenza nei confronti della comunità fiorentina e delle altre comunità ospitanti, ma un esempio di coesione interna, di senso della comunità, di ferma determinazione a tornare a casa il prima possibile. Un esempio che oggi dovremmo tenere a mente un po’ più spesso, per fare fronte alla deriva individualista della nostra epoca».

LA MEMORIA COME ANTIDOTO CONTRO L'ODIO - "Ma alla commozione suscitata inevitabilmente dal pensiero delle atroci sofferenze sopportate dalla gente del Friuli si aggiunge quella per i tantissimi giovani, spesso spinti da un sincero ideale patriottico, morti sotto il fuoco nemico o rimasti segnati per sempre nella mente e nell’anima da una violenza troppo grande per un solo uomo. Da anni, come insegnante, genitore e rappresentante della classe politica e delle istituzioni - ha rimarcato Fontanini - mi capita di parlare ai nostri ragazzi di quello che è stata la Grande Guerra, da un lato ancora legata a valori romantici e risorgimentali e dall’altro ormai proiettata verso la spietata modernità rappresentata dalla propaganda su scala internazionale e dall’industria bellica; e sempre trovo un’attenzione particolare, da parte degli studenti, quasi una comunicazione, una sorta di empatia, tra i diciottenni di allora, costretti ad abbandonare i propri sogni di ragazzi, i propri affetti, i propri genitori per diventare uomini prima del tempo, e quelli di oggi, tanto diversi eppure tanto simili nella loro speranza nel futuro, nel loro idealismo e nel loro bisogno di valori in cui credere. Ovviamente non possiamo che augurarci che le future generazioni non debbano mai più vivere pagine come quelle dei conflitti mondiali e in questo senso sono convinto che i migliori antidoti contro quell’odio folle che spinge l’uomo contro l’uomo siano la memoria e la consapevolezza della propria identità e delle proprie radici. Per questo - ha concluso il sindaco - è fondamentale ricordare soprattutto quello che hanno vissuto la nostra gente e i tantissimi eroi friulani che non sono finiti nei libri di storia, ma che con il loro sacrificio ci hanno consegnato un esempio di onore e di amor di Patria ma anche un monito per non commettere gli errori del passato».