18 settembre 2020
Aggiornato 15:30
17 novembre 2018

‘Attimi sospesi: il fiume e altre storie’: nuova mostra del Craf

L’esposizione sarà inaugurata il 17 novembre alle 17, e resterà aperta sino al 27 gennaio ogni sabato e domenica

SAN VITO AL TAGLIAMENTO - Il fiume, come l’autore ce lo mostra, è ‘locus amoenus’ di un pittoresco racconto per immagini in cui acqua, alberi, luci e colori ci invitano a sognare. È un fiume che si riposa e risparmia la sua forza brutale, di cui purtroppo la cronaca ci parla in queste settimane, palesando soltanto bellezza e incanto. La mostra di Pino Dal Gal intitolata Attimi sospesi: il fiume e altre storie, promossa dal Craf e dal Comune di San Vito al Tagliamento nella Chiesa di San Lorenzo (17 novembre 2018 – 27 gennaio 2019) è un ‘fiume’ in piena che trascina il pubblico da una serie all’altra, dalla natura all’uomo.  È un reportage dal filo esile e incerto, dove prevale la ‘suspence’ e il non detto. Ma soprattutto dove c'è l'idea che le immagini non debbano cercare un effetto immediato, ma favorire una lettura più lenta.

DAL GAL - A prima vista la fotografia di Pino Dal Gal – commenta il critico d’arte Luigi Meneghelli, autore del saggio pubblicato nel catalogo a corredo della mostra - sembra utilizzare l'occhio in maniera tradizionale, come strumento per documentare la realtà. Cimiteri d'auto, mense aziendali, vedute di Venezia (anni '60) davano effettivamente l'idea di immagini di reportage o di cronaca. Ma già allora la visione naturale era sempre una sorpresa, un riaprire gli occhi sul mondo. Gli oggetti, i volti, i luoghi diventavano gli interpreti di un racconto corale, di un sentire comune sospeso nel tempo. Non solo fiume, anche la roccia levigata da venti secolari a Capo Testa (Sardegna) fa capolino in questa antologica: Dal Gal mette in dialogo il paesaggio con il corpo umano. Il bianco e nero, utilizzato, appartiene al sogno: se esiste in natura, vi esiste come artificio, illusione, inganno – prosegue Meneghelli -  è quanto suggerisce anche la sequenza Soul Shapes in cui i fiori (le calle) sono colti in tutta la loro apollinea bellezza, incastonati su un fondo neutro che li isola dal contesto. Lì, l'accento è posto sul contrasto tra il rigore austero della composizione e il soggetto sempre più monumentale, astratto, ideale.

BIANCO E NERO - Nella serie Intricatamente e Second Skin, la ripresa in bianco e nero introduce, invece, direttamente all'idea del perturbante: cioè a un passaggio attraverso vari strati della vita psichica, con il conseguente senso di spaesamento e una angosciante sensazione di estraneità, trance, follia. È come se le figure fossero ignote a se stesse (forse maschere, forse spettri) e abitassero un luogo che non riusciamo a fissare, perché non risulta situabile, comprensibile, definibile. Siamo di fronte alla trasfigurazione del reale, dove il pensiero è chiamato a ricostruire un senso.

MONDO - Questo sentimento si può rilevare anche nelle recenti foto de La Cava un mondo strappato, un viaggio nei luoghi che stanno perdendo la loro identità. Fino al confine con l'immateriale, con la sparizione, con lo spazio bianco. Ma dentro cui si celano le infinite possibili letture di ogni immagine. La mostra, curata dal responsabile delle esposizioni del Craf Walter Liva, sarà inaugurata il 17 novembre alle 17, e resterà aperta sino al 27 gennaio ogni sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.