10 dicembre 2018
Aggiornato 15:00

Assunzioni nel 2018, in Fvg cresce il tempo indeterminato: +15,4%

Una dinamica che in parte è conseguenza dell'entrata in vigore del cosiddetto 'Decreto Dignità' 
Assunzioni nel 2018, in Fvg cresce il tempo indeterminato: +15,4%
Assunzioni nel 2018, in Fvg cresce il tempo indeterminato: +15,4% (Adobe)

UDINE - Nei primi nove mesi di quest’anno i nuovi rapporti di lavoro dipendente attivati in Friuli Venezia Giulia nel settore privato (esclusa l’agricoltura) sono aumentati del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2017 (circa 4.300 assunzioni in più). Sono in crescita tutte le tipologie, con la rilevante eccezione dei contratti di somministrazione (-3,7% pari a 1.162 in meno). Lo rileva il ricercatore dell’Ires Fvg in una rielaborazione di dati Inps in cui emerge che in valore assoluto sono aumentate soprattutto le assunzioni a termine (quasi 2.000 in più, +4,6%), ma anche quelle a tempo indeterminato mostrano un incremento molto consistente (1.837 in più, +15,4%). Quest’ultima dinamica positiva può essere spiegata solo in parte con gli sgravi contributivi previsti per le assunzioni dei giovani under 35, che sono state 1.046 nei primi nove mesi di quest’anno su un totale di quasi 13.800 nuovi rapporti a tempo indeterminato. Nel confronto con le altre regioni italiane, nei primi nove mesi del 2018 il Friuli Venezia Giulia risulta al quarto posto per crescita delle nuove assunzioni a tempo indeterminato, dopo Veneto (+17,8%), Trentino-Alto Adige (+17,1) e Umbria (+17,0%).
Per quanto riguarda i più giovani il contratto di apprendistato mostra una tendenza decisamente positiva (+17,4%), in continuità con il biennio precedente. Anche il lavoro intermittente, che a partire da marzo dello scorso anno ha in parte sostituito i voucher per retribuire le prestazioni occasionali, mostra un aumento significativo (+7,9%).

PRIMI EFFETTI DEL DECRETO DIGNITA' - L’approvazione a luglio del cosiddetto 'Decreto Dignità' ha introdotto importanti modifiche nei contratti a tempo determinato, in particolare riducendone la durata massima (da 36 a 24 mesi) e il numero di proroghe possibili (da 5 a 4), aumentando il contributo addizionale previsto per ogni rinnovo e reintroducendo la causale (se il contratto supera i 12 mesi). La legge di conversione del Decreto (approvata quasi un mese dopo) ha poi previsto un regime transitorio fino al 31 ottobre, mentre dal 1 novembre in poi si applicano solamente le nuove regole. Nel trimestre luglio-settembre 2018 si possono già osservare dei primi effetti sulle dinamiche dei contratti a termine e in somministrazione. In entrambi i casi si rileva in effetti un’interruzione della fase espansiva che era iniziata nel 2016. Le nuove assunzioni a termine sono diminuite del 7,2% (-1.094 unità) rispetto allo stesso trimestre del 2017; ancora più pronunciato il calo di quelle in somministrazione -21,7% (pari a -2.241). Si può anche notare che andamenti simili si registrano a livello nazionale, con la differenza che nella nostra regione già nel mese di giugno si erano verificate le prime diminuzioni per entrambe le tipologie. È inoltre vero che nello stesso periodo il numero di trasformazioni dei contratti a termine in tempi indeterminati è molto aumentato (+67,8% in termini assoluti +1.244, era uno degli obiettivi del Decreto), ma si tratta del proseguimento di un trend in atto già da gennaio di quest’anno (nei primi sei mesi erano quasi raddoppiate, +90,5%). Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti in somministrazione, pur in deciso aumento, sono numericamente marginali (+83 unità, pari a +180,4%). «È ancora presto per tracciare un bilancio preciso dell’impatto delle recenti novità normative sul mercato del lavoro – osserva Russo –, per ora si può dire che è sicuramente diminuito il ricorso delle imprese ai contratti a termine e in somministrazione, in evidente discontinuità con il passato, mentre continua la crescita delle stabilizzazioni anche se a ritmi un po’ meno elevati rispetto ai primi mesi dell’anno».

LE NUOVE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO - I rapporti di lavoro a tempo indeterminato hanno avuto un forte impulso nel 2015, grazie alla possibilità per le imprese di usufruire di consistenti sgravi contributivi; negli anni successivi questa decisa crescita è stata solo in parte intaccata. Se si considerano le variazioni nette dei contratti a tempo indeterminato (assunzioni più trasformazioni di altre tipologie contrattuali meno le cessazioni) il saldo da inizio 2015 a giugno 2018 rimane ancora ampiamente positivo e pari a oltre 15.000 unità in regione.
L’esame delle sole nuove assunzioni a tempo indeterminato permette di osservare che l’incremento nei primi nove mesi del 2018 si è concentrato nei rapporti a tempo pieno (+25,9% rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre il numero di quelli part time è in calo -1%) e ha riguardato soprattutto i lavoratori maschi (+19,4% contro il +9,3% delle femmine) di nazionalità italiana (+17,4% contro +10,1% degli stranieri). Si può anche evidenziare che quasi la metà delle nuove assunzioni a tempo indeterminato è stata effettuata da aziende fino a 15 dipendenti (6.561 su 13.786, contro le 6.061 dei primi nove mesi del 2017, +8,2%); inoltre si osserva un aumento particolarmente sostenuto nel manifatturiero (+997 unità, pari a +27,3%).

I MOTIVI DELLE CESSAZIONI - Negli ultimi anni si può rilevare un netto aumento delle interruzioni dei contratti per dimissioni dei lavoratori, che riguardano ormai quasi il 70% delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato in regione. Questa crescita ha riguardato soprattutto i lavoratori delle imprese più grandi (con oltre 100 dipendenti) ed è stata più accentuata per gli uomini occupati a tempo pieno e nella classe di età over 50.
A seguire si trovano i licenziamenti di natura economica, in deciso calo nel tempo (erano pari a quasi 40% nel 2014, nel 2018 sono scesi sotto il 20% del totale), che comprendono quelli avvenuti per giustificato motivo oggettivo, licenziamento collettivo, per esodo incentivato, cambio appalto o interruzione di rapporti di lavoro nel settore edile per completamento dell’attività e chiusura di cantiere. Sono infine meno numerosi ma in aumento i licenziamenti di natura disciplinare, che includono quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo: passati dal 2,5% del totale nel 2014 a quasi il 5% nel periodo gennaio-settembre del 2018.