15 dicembre 2018
Aggiornato 06:30

L'allarme dei medici: «La sanità regionale è vicina al collasso»

L'affondo del presidente dell'Ordine, Rocco: «Bastava coinvolgerci e la politica regionale avrebbe evitato molti errori»
Medici Fvg, sanità regionale vicina al collasso
Medici Fvg, sanità regionale vicina al collasso (Regione Friuli Venezia Giulia)

UDINE - Al collasso. Il Sistema sanitario regionale viene criticato dall'Ordine dei Medici di Udine che, in occasione dell'assemblea annuale, ha elencato tutto ciò che non ha funzionato a causa di una riforma regionale che, se non modificata, rischia di condurre il nostro territorio verso il baratro, come rilevato dalla Corte dei Conti del Fvg. «Le gravi carenze strutturali ed economiche sono dovute alle scelte programmatiche della politica regionale», denuncia il presidente dell'Ordine dei medici di Udine, Maurizio Rocco. Eppure, «sarebbe bastato coinvolgerci per evitare molti errori».

CATEGORIE MEDICHE INASCOLTATE - Per valutare una riforma si considerano parametri ben precisi: miglioramento dell'accessibilità ai servizi, equità distributiva, salute dei luoghi di lavoro e di vita, oltre che del personale sanitario. A nulla sono servite le audizioni dei medici in Commissione Sanità dove, più volte, i professionisti della salute avevano indicato come evitare il peggio, precisa il presidente dell'Ordine, Maurizio Rocco: «Avevamo suggerito come ridurre lo squilibrio esistente tra le risorse investite nell’assistenza ospedaliera e quelle investite per l’assistenza sul territorio, superare gli squilibri e le criticità esistenti sul territorio regionale, ridimensionare gli apparati burocratici, dare piena attuazione al modello di rete ospedaliera 'hub & spoke', rafforzare la prevenzione e l’integrazione sociosanitaria, rivedere e potenziare la rete informatica in modo da permettere il dialogo costante tra i professionisti, consultare gli Ordini professionali durante la costruzione delle delibere in considerazione del fatto che gli Ordini contengono nel loro interno le competenze idonee a dare consigli tecnici». La realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti: «Gli Ordini non sono mai stati consultati prima delle delibere, ma sempre dopo, a decisioni già prese e solo in occasione di audizioni in III Commissione Sanità. Le nostre osservazioni (e probabilmente anche quelle degli altri Ordini sanitari regolamentati) sono rimaste lettera morta», dichiara il presidente Rocco.

CITTADINI DAI PRIVATI O FUORI REGIONE - Si assiste al continuo peggioramento nelle dotazioni delle strutture ospedaliere pubbliche regionali, con decremento, a causa dell'obsolescenza, di impianti, apparecchiature ed attrezzature disponibili, un andamento manifestatosi in maniera ben più marcata sul nostro territorio rispetto a quanto accaduto in altre regioni. Conseguenza? La concorrenzialità è scesa e i pazienti si rivolgono ad ospedali di altre regioni o cercano strutture private convenzionate evitando il pubblico. In considerazione di molteplici fattori riguardanti la popolazione del Fvg (età avanzata, presenza di più patologie, cronicità), i dati disponibili collocano la nostra Regione ai livelli più elevati di spesa sanitaria pro-capite, e secondo l'Eurispes siamo al primo posto anche per la spesa 'out of pocket', ovvero il denaro che i cittadini sborsano di tasca propria per curarsi privatamente.
Se ancora oggi il Sistema sanitario regionale riesce a stare in piedi è soltanto grazie alla «qualità e quantità di lavoro svolto dai medici e dagli operatori sanitari sia negli ospedali sia sul territorio: sono loro che lo tengono in vita».

MEDICI DISOCCUPATI O SOTTOCCUPATI - Un paradosso. Si registra carenza di medici da un lato e dall'altro ci sono centinaia di camici bianchi disoccupati o sottoccupati. L’attuale sistema ha creato un doppio imbuto: si stimano circa 22 mila i medici neolaureati che, nei prossimi 5 anni, non potranno accedere alle scuole di specializzazione (necessaria per poter lavorare in un ospedale) ed andranno ad aggiungersi agli oltre 10 mila specialisti precari in attesa di un lavoro stabile. A ciò va aggiunto che a livello regionale, a monte di una graduatoria con circa 900 medici formati per la medicina di famiglia in attesa di inserimento, sono sempre più numerose le aree carenti per pensionamenti, od altri motivi, che non vengono coperte.
A questi 900 si devono sommare altri 40 ogni anno che escono dal Ceformed (Centro regionale formazione area cure primarie) senza concrete possibilità di inserimento (ad esempio le aree in cui esercitavano sei medici sono state ridotte ad avere tre medici più uno con incarico a tempo determinato). Invece, se sul fronte delle aggregazioni funzionali territoriali (ovvero i poliambulatori con più medici di base insieme afferenti al distretto), i risultati per i pazienti e per la collaborazione fra medici risultano buoni, altrettanto non si può asserire per quanto riguarda la rete informatica: «Le difficoltà vanno individuate nella scarsa efficienza del sistema informatico regionale che penalizza il lavoro quotidiano dei medici territoriali, come pure dei medici ospedalieri e condiziona in modo drammatico il progresso».