16 ottobre 2019
Aggiornato 19:30
Il bilancio

Confagricoltura Fvg: il 2018 è stato un anno di transizione

Bene la viticoltura, male la zootecnia. Ancora troppo alto il consumo di suolo. La soia cresce, ma crolla il prezzo. Tra le aziende, nasce una nuova voglia di fare rete
Confagricoltura Fvg: il 2018 è stato un anno di transizione
Confagricoltura Fvg: il 2018 è stato un anno di transizione Adobe Stock

UDINE - «Il 2018 è stato un anno di transizione per l’agricoltura friulana. Le esportazioni dei prodotti agricoli e alimentari hanno raggiunto quasi quota 143 miliardi di euro, con una crescita del 7,9% mentre, però, gli scambi dei prodotti dell’industria alimentare (vino compreso) hanno perso il 3,6% con le importazioni che, di converso, sono cresciute del 7,5%, secondo i dati forniti dal Centro Studi di Confagricoltura», spiega Claudio Cressati, presidente regionale di Confagricoltura.
Purtroppo non si arresta il consumo di suolo che interessa quasi il 23% del territorio regionale contro il 20% della media italiana. Peggiora pure il fatturato dell’agroalimentare certificato che, secondo il recente Rapporto Qualivita, ci fa scendere dal 6° al 7° posto della classifica nazionale.

Stabile il numero di imprese

Il numero delle imprese agricole regionali resta stabile, sulle 13.800, mentre fa capolino una nuova voglia di collaborazione tra le stesse che, rispetto al resto d’Italia, stabiliscono il primato della partecipazione alle reti, con 488 aziende coinvolte. Si segnala anche una rinnovata sensibilità ambientale con oltre 200 aziende che hanno aderito a sistemi di produzione integrata e un +10 per cento di quelle che praticano l’agricoltura biologica (890 aziende per complessivi 15.418 ettari).
Il comparto vitivinicolo ha avuto dei buoni risultati, in quantità e qualità e le nuove Doc (Pinot grigio Delle Venezie e Friuli) hanno riscosso un discreto successo presso i viticoltori, con un rimpianto relativo ai ritardi nelle iniziative di tutela della Ribolla gialla. 
La zootecnia evidenzia ancora tratti di estrema difficoltà. Infatti, oltre 100 stalle di bovini hanno chiuso i battenti e i capi allevati passano dai 79.000 di inizio anno agli attuali 78.600. Pure il numero dei suini scende dai 251.000 capi ai 240.500 che, tra l’altro, vengono macellati soprattutto fuori regione (solo 6.000 capi vengono macellati sul territorio). 
È continuata la crescita dell’agriturismo, anche se di poco, con le attuali 661 aziende operative. L’attivo è di un +0,8%: sensibilmente inferiore alla media nazionale (+3,3%). Tali strutture, complessivamente, dispongono di 4.408 posti letto e 25.504 coperti. Gli arrivi sono stati 73.196 (il 47% formato da turisti stranieri) e le presenze 207.739, con una durata media di permanenza pari a 2,84 giorni e una utilizzazione media dei posti letto pari a 47 giorni/anno, per un fatturato complessivo che supera i 7 milioni di euro.

In aumento la produzione del sorgo

Tra i cereali, cresce molto l’attenzione dei coltivatori regionali verso il sorgo che occupa 1.158 ettari (+163%) e, diversamente dal resto d’Italia, tengono bene le superfici a mais (53.268 ettari, con una crescita del 2,3%), al pari della soia (57.897 ettari, con un +2,5%) che, nel 2018, si conferma come il seminativo di maggiore successo. Due colture, tra l’altro, molto colpite dagli attacchi della cimice asiatica per il contenimento della quale non si è ancora trovata una soluzione concreta. Le superfici a orzo crescono del 5,3 per cento, trainate dall’aumento della domanda e dalla nuova attenzione dedicata al cereale dai produttori di birra della filiera italiana. 
«Dal punto di vista climatico, ancora una volta ci troviamo di fronte a un’annata anomala che ha favorito il mais e, un po’ meno, la soia – sottolinea il vicepresidente regionale di Confagricoltura Philip Thurn Valsassina -. Il mais ha fatto registrare dei prezzi di vendita stabili, mentre l’orzo si segnala come una valida alternativa per l’industria mangimistica. La nostra soia, invece, si è trovata schiacciata nella guerra dei dazi scatenata da Usa e Cina, con una riduzione del prezzo di vendita del 20 per cento, creando una situazione di grande incertezza per la prossima stagione delle semine. Speriamo che, quanto prima, con un confronto costruttivo con la nuova amministrazione regionale, si riesca a predisporre una progettualità di lungo termine che vada oltre il contingente», conclude Cressati.