20 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
SAN PIETRO AL NATISONE

Valli del Natisone: si punta allo sviluppo con il turismo slow

Stati generali con i rappresentanti della Regione organizzati da Progetto Fvg
Valli del Natisone: si punta allo sviluppo con il turismo slow
Valli del Natisone: si punta allo sviluppo con il turismo slow

SAN PIETRO AL NATISONE - Trasformare i limiti del passato in opportunità di sviluppo future. E' questo il messaggio arrivato dagli Stati generali della montagna, come li ha definiti il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, convocati nella sala polifunzionale di San Pietro al Natisone: un tavolo dei relatori formato da 5 assessori e 2 consiglieri regionali, riuniti per discutere del futuro delle Valli del Natisone, quelle aree montane. Assieme alle Valli del Torre e del Pordenonese, lontane dai grandi circuiti turistici ma non per questo meno suggestive e affascinanti, belle da vivere per un turismo diverso, definito lento perché improntato alla conoscenza del territorio. Si è trattato di un incontro-confronto per analizzare le problematiche della montagna, quella montagna che non è diventata famosa.

Punti di forza e criticità della montagna

«Le Valli del Natisone e del Torre ma anche il Pordenonese e il Gemonese - ha detto in apertura dei lavori il consigliere regionale del gruppo di Progetto Fvg per una Regione Speciale/Ar Giuseppe Sibau, promotore dell'incontro - sono aree che si portano ancora addosso le conseguenze del passato, dell'essere zone di confine, aree che stanno subendo un forte spopolamento. Se il trend dovesse proseguire - ha aggiunto Sibau, analizzando i dati di un saldo negativo che cresce di 100 unità all'anno -, fra vent'anni gli unici due centri sopravvissuti saranno San Pietro e San Leonardo». Da qui tutta la complessità e la gravità di una questione da affrontare con urgenza, per un territorio enormemente frammentato (155 frazioni), dove i 2/3 della popolazione residente ha superato i 65 anni d'età. «Ci sono però i punti di forza su cui concentrare il rilancio, un paesaggio incontaminato, da assaporare in bicicletta o a piedi, (si prendano a esempio gli effetti promozionali registrati con il passaggio del Giro d'Italia) con effetti curativi come dimostrato da uno studio condotto dall'Università di Udine. A sostegno - ha ricordato Sibau - ci sono i fondi dell'Europa e le azioni già intraprese da questa Giunta regionale attraverso la defiscalizzazione».

Valli come brand spendibile 

Una sala polifunzionale riempita in ogni ordine di posti ha accolto le parole del capogruppo di ProgettoFvg/Ar, Mauro Di Bert, per il quale la vera azione di sostegno da parte della Regione non può che partire da un ascolto del territorio, perché solo da chi vive quelle realtà possono arrivare i suggerimenti per un rilancio di un'area che merita un'attenzione dedicata. Un rilancio che secondo il presidente del Consiglio, Zanin, può partire proprio da quelli che sono stati i limiti di questa zona di confine, a cominciare da una collaborazione di crescita con la Slovenia. «Un territorio è la sua geografia, la sua identità, le sue comunità», ha detto il presidente sostenendo l'importanza di un'alleanza fra le comunità locali a favore di confronto compatto con la Regione. Un confronto che per quanto riguarda l'assessore alle Attività produttive, Sergio Bini, può dirsi già iniziato: «Le Valli sono un brand assolutamente spendibile per la promozione del Friuli Venezia Giulia, forte della ricchezza di un paesaggio unico e di una serie di eccellenze perché non dimentichiamoci che in questi anni di crisi l'unico settore ad aver retto è proprio quello del turismo». Peculiarità e non omologazione dei territori: un concetto ribadito anche dall'assessore alla Montagna, Stefano Zannier, che ritiene fondamentale parametrare le azioni da porre in atto alle singole realtà, altrimenti in rischio è di continuare ad agire come in passato con investimenti dispersi in iniziative non coordinate fra loro e che non hanno portato agli effetti sperati. «Capisco che prima di tutto è una sfida culturale - ha detto -, ma non si può più guardare a un settore alla volta».

Alcune delle proposte avanzate

Un invito a guardare la questione montagna a 360 gradi anche quello dell'assessore all'Ambiente, Fabio Scocimarro, riferito a una necessità di affrontare il dissesto idrogeologico come un'emergenza, e non come 'una sfortuna' legata a particolari eventi che purtroppo sono ripetibili. Quanto allo sviluppo delle aree montane, un importante aiuto potrebbe arrivare con l'istituzione di una società elettrica pubblica (buona parte delle concessioni idroelettriche presenti in regione sono in scadenza) e il conseguente ridimensionamento del costo dell'energia per i residenti. L'assessore alla Funzione pubblica, Sebastiano Callari, ha infine suggerito di 'riciclarsi', perché non servono idee nuove quanto piuttosto ripartire da quei servizi che rispondono alle esigenze del territorio. Non è mancato da parte dell'assessore un riferimento agli errori del recente passato compiuti dalla politica, complice di aver 'spopolato' anche gli enti locali: «Noi dobbiamo agire esattamente al contrario, decentrando alcune funzioni della Regione e creando nei dipendenti pubblici un orgoglio di appartenenza ai propri territori».