20 aprile 2019
Aggiornato 19:00
Venerdì 15 febbraio

Intelligenza senza cervello: il «caso» delle piante

Se ne parla a Udine con uno dei massimi esperti del settore, il professor Stefano Mancuso
Intelligenza senza cervello: il 'caso' delle piante
Intelligenza senza cervello: il 'caso' delle piante Ufficio Stampa

UDINE - Le piante sono la vita del pianeta e rappresentano l’80% di tutta la biomassa. Spesso nell’immaginario collettivo le piante sono sentite come esseri inerti, quasi paragonabili a minerali e rocce. Ma è davvero così? In verità poco si sa ancora di loro e gli scienziati stanno solo recentemente mettendo in luce una realtà sorprendentemente diversa. Tant’è che oggi non suscita più scalpore nel mondo accademico porsi domande come «le piante sono intelligenti? Sono capaci di comunicare fra loro e con gli altri organismi? In che modo? quali sono i rapporti con gli altri esseri viventi?». Oggi si sono iniziati a comprendere alcuni meccanismi fisiologici, che stanno mettendo in luce aspetti della vita segreta delle piante.

I comportamenti, la difesa, la comunicazione, le strategie di espansione, la resistenza, l’organizzazione, la stessa evoluzione, tutto segue nelle piante una propria via originale e 'sostenibile' che non possiamo più permetterci di ignorare. Di questi argomenti discuterà venerdì 15 febbraio alle ore 18 all’auditorium Comelli di via Sabbadini, Stefano Mancuso, direttore dell’International Laboratory of Plant Neurobiology, autorità a livello mondiale sia per le sue sulle ricerche riguardanti l’intelligenza delle piante, sia come divulgatore, noto in questo senso anche per le sue numerose comparse in tv.

Il professor Stefano Mancuso ha condotto un esperimento presso l’International Laboratory of Plant Neurobiology su Mimosa pudica, pianta in grado di chiudere repentinamente le foglie se toccate, quale meccanismo di reazione per spaventare i potenziali insetti predatori. Tale movimento richiede consumo di energia, quindi non è conveniente per la pianta compierlo senza motivo. Si è visto infatti che se la pianta riconosce uno stimolo come non pericoloso, le foglie non si chiudono. Durante l’esperimento veniva urtato il vaso su cui si trovava la pianta e questa ha reagito agli stimoli le prime 6-7 volte. Poi però la pianta ha 'compreso' che lo stimolo non era pericoloso e non ha più reagito. Per dimostrare che non si trattava di semplice esaurimento energetico, la pianta è stata di nuovo toccata con una matita, cioè in modo diverso e ha reagito chiudendo le foglie.  Non solo, il vaso è stato nuovamente percosso dopo due mesi e la piantina, ricordando lo stimolo non pericoloso, non ha reagito.