24 aprile 2019
Aggiornato 10:30
La polemica

Lega, Shaurli: «In Fvg c'è un governo monocolore»

Il segretario regionale del Partito Democratico interviene dopo la presentazione della legge omnibus durante la quale gli alleati non hanno avuto spazio
Cristiano Shaurli
Cristiano Shaurli

UDINE - «È sempre più chiaro che il Friuli Venezia Giulia c'è un governo monocolore della Lega, col resto della maggioranza relegato a comparsa. Lo dimostra la presentazione della proposta di legge omnibus, una messa cantata per soli leghisti, senza nemmeno lo spazio di cortesia che in programma si lascia sempre agli alleati, quelli che poi in aula dovranno soltanto schiacciare il bottone. Il Pd continuerà a mettere in evidenza queste contraddizioni, a proporre e costruire un’alternativa aperta a tutti». Lo afferma il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli, commentando l'illustrazione della pdl 26/2019 'Misure urgenti per il recupero della competitività regionale' organizzata sabato a Udine dal gruppo consiliare regionale della Lega, con la partecipazione del presidente Massimiliano Fedriga e dei membri leghisti della giunta regionale.

«In Fvg il centrodestra esiste solo sulla carta - spiega Shaurli - l'iniziativa politica è prerogativa solo della Lega che impone la sua agenda a prescindere. Sul Pdl ci sono solo firme leghiste e ogni criticità, anche se segnalata da categorie e sindaci, viene silenziata. È un'egemonia asfissiante in cui persino gli alleati sono condannati al silenzio. Forse così si spiegano le estemporanee esternazioni del presidente forzista del Consiglio regionale, i blandi tentativi di FdI, che non a caso convoca in parallelo una conferenza stampa a Trieste, e la giusta partecipazione di un europeista come Ferruccio Saro alla presentazione della Carta di Aquileia».

Per Shaurli «come accade a livello nazionale, resta da vedere fino a che punto questa Lega fagociterà anche tutto il mondo moderato e civico, che dirà all'associazionismo laico e religioso, a tante imprese che non hanno risposte, a famiglie e lavoratori preoccupati per il futuro. Sono i mondi che il Pd deve ascoltare, e - conclude - ha già iniziato a farlo».