19 giugno 2019
Aggiornato 13:30
Famiglia

Asili nido: via libera definitiva al bonus da 600 euro

I soldi sono destinati per il secondo figlio di quei nuclei famigliari con un Isee al di sotto dei 50 mila euro e residenti in regione da almeno cinque anni
Asili nido: via libera definitiva al bonus da 600 euro
Asili nido: via libera definitiva al bonus da 600 euro Adobe Stock

UDINE - È stato approvato dalla giunta regionale in via definitiva, dopo l'espressione del parere all'unanimità del Consiglio delle autonomie locali, il regolamento che stabilisce la ripartizione del Fondo per l'abbattimento delle rette per gli asili nido. In sostanza si tratta del bonus di 600 euro al mese per l'asilo nido del secondo figlio destinato ai nuclei familiari con un Isee al di sotto dei 50 mila euro e residenti in regione da almeno cinque anni.

Misura rivolta a tutte le fasce di popolazione

Un intervento che l'assessore regionale alla Famiglia Alessia Rosolen ha ricordato «è destinato a tutte le fasce di popolazione, non solo a quelle più deboli», con la garanzia di potervi accedere a partire dal primo anno di residenza e di lavoro in regione e con l'ampliamento delle risorse a disposizione per chi risiede e lavora in Friuli Venezia Giulia da almeno 5 anni. Il beneficio è infatti ridotto del 50% se nessuno dei genitori, componenti il nucleo familiare, è residente o presta attività lavorativa nel territorio regionale da almeno 5 anni.

«Con questo regolamento non solo abbiamo garantito la gratuità alla frequenza dell'asilo nido per i secondogeniti delle coppie del Friuli Venezia Giulia ma abbiamo anche alzato il limite dell'Isee che da 30 mila euro passa a 50 mila euro, introducendo anche la novità del riconoscimento del beneficio, anche in assenza di Isee, alle madri di figli minori inserite in un percorso di protezione a sostegno dell'uscita da situazioni di violenza», spiega Rosolen.

In incentivo al «fare una famiglia»

Il beneficio sarà quindi riconosciuto, anche in assenza di presentazione di dichiarazione Isee, alle madri di figli minori inserite in un percorso personalizzato di protezione e sostegno all'uscita da situazioni di violenza attestato dal Servizio Sociale dei Comuni (Ssc) o da un Centro antiviolenza o da soggetto gestore di Case Rifugio operante in regione e aderente alla rete nazionale 'D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza'.

«Un passo in avanti per favorire la formazione e lo sviluppo della famiglia rimuovendo tutti gli ostacoli che si oppongono al fare famiglia», ha aggiunto Rosolen, evidenziando come «la giunta Fedriga stia invertendo la rotta con politiche coerenti e durature e promuovendo una nuova cultura di attenzione alla famiglia».