18 aprile 2019
Aggiornato 19:00
2° semestre 2018

Udine trascina l'export regionale al record storico

Anna Mareschi Danieli: “Le nostre imprese sono straordinarie, ma immaginiamo cosa potrebbero fare se fossero davvero sostenute da una politica pro impresa”
Udine trascina l'export regionale al record storico
Udine trascina l'export regionale al record storico

UDINE - Le esportazioni in provincia di Udine continuano a trainare la crescita dell’economia e trascinano l’intero Friuli Venezia Giulia verso il nuovo record storico di vendite all’estero. L’export udinese, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat, nell’intero 2018 è infatti cresciuto del +10,3%, oltre il triplo della media italiana (+3,1%), passando da 5.469 a 6.034 milioni di euro, portandosi oltre i valori pre-crisi. «Il trend delle vendite all’estero in provincia di Udine nel 2018 – sottolinea Anna Mareschi Danieli, presidente degli Industriali friulani -, a differenza di quanto accaduto complessivamente in regione, dove si è registrato un crollo nel secondo semestre (-4,6% rispetto al +18,2% del primo semestre), è proseguito anche nella seconda metà del 2018, segnando addirittura un’accelerazione (+9,1% nel primo semestre, +11,7% nel secondo). La quota dell’export udinese su quella regionale si è attestata così al 38,7% del totale, superiore a quella delle altre province (Pordenone 25,7%, Trieste 20,9%, Gorizia 14,7%), ed in crescita rispetto al 2017, quando aveva raggiunto il 37,1%».

E' la Germania il primo Paese per l'export

Nel 2018, pure le importazioni sono salite del 9,7%, passando da 3.378 a 3.704 milioni di euro (prodotti della metallurgia +12,2%, smaltimento rifiuti e recupero materiali +11,7%, prodotti chimici +7,7%). «Anche questo dato - rimarca Anna Mareschi Danieli - è significativo. Perché, in un territorio connotato da una presenza preponderante dell’industria della trasformazione, testimonia che le nostre aziende hanno acquistato di più per lavorare di più». Il surplus corrente della bilancia commerciale ha così registrato un nuovo ampliamento, passando da 2.090 a 2.330 milioni di euro. L’incremento è stato determinato dai risultati positivi dei prodotti della metallurgia (il 29,6% delle esportazioni complessive), che segnano un aumento del +13,2%, da 1.577 a 1.785 milioni di euro. Seguono i macchinari (+7,2%), i prodotti in metallo (+19%) e i mobili (+4,9%). L’analisi per mercato di sbocco evidenzia che la Germania, primo paese di destinazione dell’export provinciale, con una quota pari al 17,4% del totale, registra una crescita del +10%, da 954 a 1.049 milioni di euro. Seguono Austria (+9,1%), Stati Uniti (+17,8%), Francia (+6,1%). In forte aumento anche le esportazioni in Cina (+70,7%, da 77 a 132 milioni di euro), grazie soprattutto al contributo delle vendite di macchinari. Il mercato cinese, pur registrando un forte incremento in termini percentuali, è ancora il tredicesimo, in ordine di valore, tra i nostri partner commerciali.

Numeri positivi nonostante tutti gli svantaggi competitivi

«In un quadro congiunturale che presenta inequivocabili segnali di rallentamento – conclude la presidente di Confindustria Udine – il nostro dato provinciale sulle esportazioni complessive del 2018 è un raggio di sole tra le tante nuvole che si presentano all’orizzonte. C’è poco da festeggiare, perché guardando al prossimo futuro le previsioni non sono incoraggianti e dunque siamo davvero preoccupati. Voglio però sottolineare il fatto che questo straordinario traguardo è stato raggiunto grazie al grande impegno profuso da moltissime delle nostre aziende, che hanno capito quanto l’innovazione e l’internazionalizzazione siano determinanti per competere e crescere. Zavorrati come siamo da un’infinità di svantaggi competitivi originati dal nostro sistema Paese sul fronte fiscale, della giustizia, della burocrazia, delle infrastrutture e della formazione, ma la lista potrebbe continuare, pur tuttavia riusciamo ancora a stare in piedi e, addirittura, ad avanzare. Immaginiamoci cosa potremmo fare se, invece di generare sfiducia e penalizzare continuamente chi fa impresa, investe e crea lavoro, le politiche nazionali ci dessero finalmente una mano».