24 maggio 2019
Aggiornato 12:00
Udine

Pranzo di Pasqua: l’appello degli animalisti friulani

In 10 anni il numero di agnelli uccisi si è dimezzato, ma non è ancora abbastanza
Pranzo di Pasqua: l’appello degli animalisti friulani
Pranzo di Pasqua: l’appello degli animalisti friulani Ufficio Stampa

UDINE - Anche quest’anno le associazioni 'Animalisti Italiani Onlus', 'Natura e Natura - Rifugio di Rita' e 'Vittoria for Animal Rights' si schierano contro quella che definiscono «la terribile e inutile strage degli agnelli per Pasqua». Grazie alle investigazioni compiute da Essere Animali e Animal Equality e alla accresciuta sensibilità degli italiani, in dieci anni il numero di agnelli uccisi per Pasqua si è dimezzato; nonostante gli sforzi, tuttavia, si prevede che nei prossimi giorni ne verranno macellati oltre 900.000 (senza contare quelli sgozzati illegalmente).

«I numerosi video in rete, alcuni trasmessi anche nei tg nazionali, mostrano la realtà - chiariscono gli animalisti friulani --  nessuna immagine di verdi prati bucolici ma cuccioli strappati alle madri ad appena un mese di vita, stipati su camion a più piani, costretti ad affrontare viaggi estenuanti che si concludono con la morte in un mattatoio; qui belano terrorizzati in attesa del loro turno, legati, appesi e sgozzati. Tutto questo in nome di una tradizione che, tra l’altro, è erroneamente associata a quella cristiana. Anche l’arcivescovo di Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, monsignor Michele Castoro - aggiungono - ha dichiarato che la Pasqua cristiana non ha nulla a che fare con la strage di milioni di agnellini, in quanto Cristo, vero agnello pasquale, ha immolato se stesso per riscattarci dalla malvagità e dall’ingiustizia».

Poiché il primo passo per il cambiamento è la consapevolezza, anche a Udine sono stati affissi 25 cartelloni con cui le associazioni promotrici della campagna vogliono sensibilizzare e informare le persone sull’ uccisione ingiustificata di agnelli e capretti. «Non vogliamo dire alle persone cosa mangiare - chiariscono gli animalisti friulani - ma invitarle a riflettere su chi hanno nel piatto perché perpetuare una violenza, seppur in nome di una tradizione, non è più giustificabile. Nessuno vorrebbe intenzionalmente far del male agli animali: allora, cominciamo dalla tavola».