24 maggio 2019
Aggiornato 11:30
LA novità

Ecco 'bière blanche', la seconda birra dell'Università di Udine

Dopo la Amber Ale dello scorso anno accademico, ecco la seconda bevanda prodotta dall'ateneo friulano. E' aromatizzata con bergamotto e coriandolo
Ecco 'bière blanche', la seconda birra dell'Università di Udine
Ecco 'bière blanche', la seconda birra dell'Università di Udine Ufficio Stampa

UDINE – È una bière blanche ed è la seconda birra prodotta dall’Università di Udine, dopo il successo della Amber Ale, la prima birra dell’ateneo, realizzata lo scorso anno accademico. La nuova birra è stata presentata giovedì 16 maggio, in concomitanza con l'avvio del corso 'Tecnico gestionale per imprenditori della birra', gestito da Stefano Buiatti, referente del progetto 'Birra dell’Università', alla presenza di Maria Cristina Nicoli, delegata del rettore alla Ricerca scientifica, Paolo Ceccon, direttore del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali (Di4a), Massimo Di Silverio, direttore generale dell’ateneo e Teo Musso, titolare del birrificio agricolo Baladin di Piozzo, in provincia di Cuneo, il più prestigioso birrificio artigianale d’Italia, con cui l’università ha avviato una collaborazione che ha portato alla produzione di queste birre, oltre che degli studenti che hanno contribuito a realizzare il nuovo prodotto.

Bevanda aromatizzata con bergamotto e coriandolo

La bière blanche, di ispirazione belga, aromatizzata con bergamotto e coriandolo, ha un carattere fresco e leggermente acidulo che ha origini molto antiche, quando ancora, oltre al luppolo, venivano utilizzate anche diverse spezie. La nuova produzione sarà disponibile per il consumo a partire dal mese di giugno e si potrà si potrà acquistare, come la Amber Ale, all’Azienda agraria dell’ateneo o degustare in due locali storici di Udine, l’Osteria Pieri Mortadele e l’Antica Osteria Da Pozzo. La birra e è stata prodotta insieme agli studenti dei corsi di laurea in Scienze e tecnologie alimentari e Viticoltura ed enologia del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali (Di4a) lo scorso aprile presso l'Agribirrificio artigianale Baladin. «Sono felice ed orgoglioso che la birra dell’università stia diventando uno dei fiori all’occhiello del nostro dipartimento – ha evidenziato Ceccon – che gli studenti formati nei nostri corsi possano essere gli autori di qualcosa di reale e che la collaborazione con un’azienda così prestigiosa possa non soltanto proseguire ma anche ampliarsi grazie alle possibilità offerte dal nuovo corso di laurea in Scienze e cultura del cibo che attiveremo dal prossimo anno».

Una birra diversa per ogni anno accademico 

L’obiettivo del progetto didattico 'Birra dell’Università' è produrre birre diverse, di anno accademico in anno accademico, per caratteristiche compositive, di immagine, di materie prime: tali, insomma, da poter essere abbinate alle diverse coorti di studenti coinvolti nella formulazione e caratterizzate da una variabilità che sarà il frutto delle competenze tecnologiche e della creatività degli studenti stessi. «Da un anno all’altro abbiamo prodotto birre completamente diverse ma tutte realizzate con ingredienti al 100% italiani – ha spiegato Musso –. Spero che per gli studenti sia stata una bella esperienza così come per noi è estremamente stimolante contribuire a fare cultura insieme all’università».
Alla base del progetto c'è infatti una finalità di natura didattica che prevede il coinvolgimento degli studenti non soltanto nelle fasi esecutive del progetto con la diretta partecipazione ai diversi momenti della produzione ma anche da un punto di vista teorico. «L'Università di Udine – ricorda Buiatti - è stata la prima in Italia ad attivare un corso di 'Tecnologia della Birra', ormai quasi quaranta anni fa, a sottolineare il forte legame che la città di Udine ha storicamente con la birra, basti pensare alla fabbrica di birra Moretti e allo stabilimento della birra Dormisch. Nel corso degli anni l’ateneo si è dotato di un impianto sperimentale per la produzione della birra con finalità didattiche e di ricerca e di una micro malteria della capacità di 500 kg che rappresenta un unicum per la realtà accademica italiana».

I proventi derivanti dalla vendita della birra verranno interamente reinvestiti nella ricerca al fine di potenziare il settore e, in prospettiva, anche in borse di studio e assegni di ricerca. «Le competenze che si sviluppano ed evolvono nel mondo brassicolo – conclude Buiatti - rappresentano un contributo di idee e creatività per il settore della birra artigianale in forte sviluppo e crescita, non solo quantitativa ma anche qualitativa, in particolare nella nostra regione dove sono presenti circa 30 microbirrerie artigianali».