17 luglio 2019
Aggiornato 05:00
Uidne

L’anima dell’impressionismo: Anzovino+Goldin entusiasmano al Teatrone

Spettatori letteralmente incollati per quasi tre ore all’insegna di un prodotto di squisita fattura a metà strada tra divulgazione e intrattenimento
L’anima dell’impressionismo: Anzovino+Goldin entusiasmano al Teatrone
L’anima dell’impressionismo: Anzovino+Goldin entusiasmano al Teatrone

UDINE - Il tutto-esaurito di aprile trova analoga fortuna nella replica del 4 di giugno in quel di Udine. La premiata ditta Remo Anzovino e Marco Goldin incolla letteralmente gli spettatori per quasi tre ore all’insegna di un prodotto di squisita fattura a metà strada tra divulgazione e intrattenimento.

Una cavalcata tra immagini e musica 

Marco Goldin parte un po’ diesel, pare emozionato: chiama Vincent (van Gogh per nome) e (Paul) Gauguin per cognome. Remo Anzovino, che suona praticamente in casa, è dapprima melodico e accessibile, poi minimal strizzando l’occhio al migliore (ma veramente migliore!) Nyman.
Due uomini soli al comando. Si fa per dire, perchè il lavoro visual sui tre pannelli in moto perpetuo digitale di 12 mq satura più di un’orchestra da quaranta elementi.
Remo, assolutamente a proprio agio al Steinway & Sons, ri-dipinge la foresta di Fontainebleau al limite del manierismo. Marco parla di anima, a trecentosessantagradi, partendo dalla perpendicolare visiva.
Una cronologia pittorica prende per mano la platea in un percorso che parte dal 1830 fino ad arrivare all’inizio del ventesimo secolo.

A zonzo per l’Europa con i mostri sacri della storia dell’arte

Corot poi Monet; la fotografia e il quadro: tagli nuovi di prospettiva che toglie il monopolio della realtà alla pittura. Ed ecco che ci si può dedicare - si diceva - all’anima. A zonzo per l’Europa accompagnati dai mostri sacri della storia dell’arte, introdotti dal narratore come fossero vecchi amici di famiglia. La Normandia e le sue spiagge solitarie. Il 'qui ed ora'. Dipingere il movimento, catturare attimi di vita reale; non più mitologia, sacre scritture, storia o mito. Ora ciò che conta è l’impressione. La spiaggia a Trouville: il dipinto poi la foto in un gioco (leit-motive dello show) a rincorrere realtà parallele. Anzovino superlativo, descrittivo e poetico sulle stesse cromature.
Goldin si esalta, e ci esalta, nell’anedottica. Monet al Louvre che và per dipingere i classici e poi gira il cavalletto e dipinge la città, Parigi, la vita vera. E spacca la storia della pittura per sempre!
Viaggi in luoghi che quei quadri hanno reso sightseeing imperdibili, dove è la natura che pare imitare l’arte. Le mostre da Nada, le rive della Senna, la Bretagna.
Focus sullo sguardo e il pittore come psicologo, firmato Degas. Costruire con il colore, griffe Cézanne.
Non basta più il motivo, ora subentra la memoria, la visione interiore. Il pianismo vira su echi di Mertens. Ripetere, esserci, scomparire.

Spettacolo da ricordare

Stacco con esplosione di colori: cuore dello spettacolo - girasole, mandala, centro del mondo. Ed una delle più belle, controverse, discusse e produttive amicizie della storia dell’arte su fucilate di colore oro e bleu. Ecco che ritornano Vincent e Gauguin, da Paris alla Provenza. Il simbolismo, quadri come cartoline, la casa gialla, memoria vs tutto e subito. L’addio.
E quel dipingere l’assenza a chiudere che commuove i narratori, che commuove il Teatrone. Ed ognuno a ritornarsene a casa più ricco di come era arrivato. Spettacolo da ricordare.