21 giugno 2019
Aggiornato 00:00
Udine

Antibiotici sempre meno efficaci: bisogna ridurne l'utilizzo per non vanificare gli effetti

Sabato 15 giugno convegno nazionale sul tema organizzato dall'Ordine dei Medici di Udine. L'allarme lanciato da Rocco e da Bassetti
Antibiotici sempre meno efficaci: bisogna ridurne l'utilizzo per non vanificarne gli effetti
Antibiotici sempre meno efficaci: bisogna ridurne l'utilizzo per non vanificarne gli effetti Ufficio Stampa

UDINE - L'antibiotico-resistenza colpisce soprattutto l'Italia. Gli antibiotici hanno salvato milioni di vite umane, ma sono ormai sempre meno efficaci in quanto i batteri sono diventati più resistenti. I rischi sono altissimi. Cosa fare per evitare il peggio? Se ne discuterà nel convegno nazionale sul 'Buon uso degli antibiotici nell'era delle resistenze, come far sì che il miracolo continui' organizzato dall'Ordine dei Medici di Udine sabato 15 giugno a Tavagnacco (auditorium Skylevel, ex Hypo Bank, 9-16.30).

Il responsabile scientifico dell'evento è il direttore della Clinica di Malattie infettive dell'Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine, Matteo Bassetti. Accanto a lui i medici della Clinica di Malattie infettive di Udine, il direttore della Clinica di Malattie infettive di Trieste, Roberto Luzzati, esponenti dell'Istituto superiore di sanità, il direttore della Clinica Pediatrica di Udine, Paola Cogo, il presidente della Commissione Albo odontoiatri dell'Ordine dei Medici, Giovanni Braga, il presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Udine, Gabriele Beltrame, e molti altri medici attivi nel campo della prevenzione, dell'odontostomatologia, della pediatria e della Medicina interna.

Serve una razionalizzazione dell'impego degli antibiotici

L'appello formulato dal presidente dell'Ordine, Maurizio Rocco, è di «razionalizzare con urgenza l'impiego degli antibiotici assunti senza l'indicazione clinica appropriata». Almeno un terzo delle assunzioni risulta inappropriato, cioè vengono assunti antibiotici per combattere i virus (e non serve!) anziché i batteri. Inoltre, un ruolo altrettanto determinante viene esercitato dall'impiego massiccio nel campo veterinario e della zootecnia di antibiotici, quindi tutti noi, con il cibo che mangiamo, ci trattiamo con antibiotici assunti dalle proteine animali.

Le stime sul peso delle infezioni batteriche resistenti collocano Italia e Grecia al primo posto in Europa: nel nostro Paese si è registrato un terzo di tutti i decessi correlati all'antibiotico-resistenza, una media di oltre 10 mila morti l'anno. Si tratta di stime elaborate sulla base dei dati forniti dalla sorveglianza effettuata dall'Istituto superiore di Sanità.

In crescita le infezioni da batteri resistenti 

Maglia nera all'Italia che presenta, come ricorda il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'Azienda sanitaria integrata di Udine, Matteo Bassetti, un tasso di mortalità annuo di 20,1 per 100 mila abitanti. In numeri assoluti gli Stati Uniti hanno il più alto numero di decessi correlati all'antibiotico-resistenza con una media quasi di 28 mila morti l'anno, seguiti da Italia e Francia, con, rispettivamente, 12 mila decessi nel nostro Paese e 6 mila 200 in Francia. L'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) indica in 13 miliardi di dollari il costo dell'antibiotico-resistenza in Italia da qui al 2050, se non si interviene prontamente.

Le infezioni da batteri resistenti, come sottolinea Bassetti, sono cresciute del 13% dal 2005 al 2015 e la resistenza è destinata ad aumentare. Le previsioni peggiori riguardano gli antibiotici di seconda e terza linea per i quali il tasso di resistenza nel 2030 potrebbe essere addirittura del 70% più alto che nel 2005. Tra il 2015 e il 2050 oltre 2,3 milioni di individui potrebbero morire in Europa, Nord-America e Australia a causa delle infezioni resistenti. L'Italia risulta in cima alla lista con un tasso di mortalità annuo di 20,1 per 100 mila abitanti, pari a 12 mila decessi. Gli Usa hanno il più alto numero di decessi correlati all'antimicrobico-resistenza: 28 mila morti l'anno.

Queste infezioni costerebbero circa 3,5 miliardi di dollari al servizio sanitario di ognuno dei Paesi, pari a 2,3 dollari pro capite. In Italia, Malta e Stati Uniti la spesa pro capite sale a 6-6,5 dollari, stando al recente studio condotto dall'Ocse (Organisation for Economic Cooperation and Development) citato dall'esperto Bassetti.