17 settembre 2019
Aggiornato 05:00
La presa di posizione

Reddito di Cittadinanza, Cgil Fvg all'attacco: «Risposta insufficiente»

La responsabile welfare, Rossana Giacaz: «Accolte 10mila domande su 20mila presentate: ritardi e inefficienze»
Reddito di Cittadinanza, Cgil Fvg all'attacco: «Risposta insufficiente»
Reddito di Cittadinanza, Cgil Fvg all'attacco: «Risposta insufficiente» Diario di Udine

UDINE - Il reddito di cittadinanza non è la risposta alla crescita della povertà nella nostra regione e tantomeno alla necessità di rilanciare l’occupazione. A dirlo non soltanto una percentuale di bocciatura delle domande esaminate che si attesta attorno al 35%, ma anche i ritardi nell’esame delle richieste, soprattutto quelle presentate da stranieri in possesso dei requisiti di residenza, e la sua scarsa incisività sul terreno delle politiche attive del lavoro. A denunciarlo la Cgil regionale del Fvg, sulla base di quanto emerso da un seminario organizzato per tracciare un bilancio sull’andamento delle domande e sui primi risultati della misura.

Precari al servizio di precari

«Tra le criticità che il reddito di cittadinanza non risolve - spiega Rossana Giacaz, responsabile welfare della segreteria regionale - c’è la situazione dei centri per l’impiego e dei servizi sociali dei comuni, caratterizzata da un progressivo calo degli organici e da un crescente ricorso a dipendenti precari, assunti a termine o da agenzie interinali, o addirittura esterni, come avviene nell’ambito dei servizi sociali. Chi lavora in questi settori, fondamentali per una risposta più efficace al disagio e alla disoccupazione, o non viene sostituito quando va in pensione o in malattia, oppure viene sostituito da lavoratori precari o attraverso appalti. Addirittura paradossale, poi, che gli stessi navigator, ingaggiati come tutor e supervisori sulle pratiche di reddito di cittadinanza, lavorino con contratti a termine. In sostanza abbiamo precari che dovrebbero aiutare altri precari a trovare lavoro, un vero e proprio corto circuito».

Accolta 1 domanda su 2. Troppe pratiche pendenti

Ad aggravare il giudizio i dati anticipati alle parti sociali in sede di comitato Inps regionale, secondo i quali, a fronte di 20.400 domande di reddito di cittadinanza presentate tra il 6 marzo e il 25 giugno, sono solo 10.300 quelle accolte. «La differenza - precisa Giacaz - non sarebbe data soltanto dalle domande respinte, la cui percentuale, a seconda della provincia, varia dal 23 al 40% delle pratiche concluse, ma anche dall’elevato numero di pratiche sospese, indice che intoppi e ritardi stanno rallentando l’iter delle domande. Quanto agli importi, l’erogazione media mensile è di 520 euro, in linea con i dati nazionali, ma sarebbe utile anche sapere qual è la distribuzione dei redditi erogati per fasce d’importo, per misurare meglio l’efficacia della misura».

Inps, sos organici

Un altro tema sollevato dalla Cgil riguarda il progressivo calo degli organici Inps, per giunta n un momento in cui l’istituto è fortemente sotto pressione per far fronte non soltanto alle pratiche del reddito di cittadinanza, ma anche con il balzo delle domande di pensionamento con quota 100. Quota 100 che, peraltro, aggraverà ulteriormente i vuoti negli organici dell’istituto. «Dal 2009 a oggi il personale operante nelle diverse sedi della regione - spiega ancora Giacaz - è calato da 780 unità, dato 2009, alle circa 550 di fine 2018, con una calo del 30%. Tra 2019 e 2020 sono previsti ulteriori 66 esodi per pensionamento, a fronte di sole 22 assunzioni. Tutto questo causa, com’è comprensibile, un drastico calo negli standard di servizio offerti anche in questa regione, ritardi e intoppi in molte procedure. Ecco perché bisogna correre ai ripari, a livello nazionale, per varare un adeguato programma di assunzioni e non semplici palliativi come quelli annunciati dal Governo e dal presidente Tridico».