23 agosto 2019
Aggiornato 10:00
No Borders Music Festival

Jaques Morelenbaum: «Che bello questo Friuli!»

Incontro e intervista con uno dei più grandi musicisti viventi, collaboratore tra gli altri di Jobim e Sakamoto
Jaques Morelenbaum
Jaques Morelenbaum

TARVISIO - Barba, occhiali, aria da intellettuale che supera - anzi trascende - lo snobismo, di un’affabilità e semplicità che ti disarmano. Incontro, non senza una certa emozione - Jaques Morelenbaum - violoncellista di fama mondiale, un qualcuno - nel campo della musica colta - molto simile ad un’icona.

Avete presente il film di Pedro Almodòvar dal titolo «Parla con lei»? Il fulcro della pellicola gira attorno ad una scena: esterno notte, villa con piscina, concerto con Caetano Veloso che canta «La Paloma», al violoncello c’è un signore che si chiama Jaques Morelenbaum. Ecco, al netto della presenza di Cae - la scena è la medesima.
A bordo vasca della villa di un noto professionista della zona di Tricesimo e al termine del concerto per una cinquantina di eletti, il sottoscritto e JM chiacchierano del breve quanto intenso soggiorno in Friuli, terra che - mi confida - lo ha veramente conquistato per l’accoglienza ricevuta.

Con un flashback di un’ora abbondante possiamo vedere il nostro alla prese con brani di Villa-Lobos, uno dei massimi compositori del paese d’origine, il Brasile. Ore venti spaccate e le campane della chiesa accompagnano l'ouverture per tramonto indimenticabile e serata da io c‘ero, di quelle che te le racconti ad anni di distanza e che percepisci i presenti quasi come fratelli di sangue. Esagero, forse. Certo «esagera di sobrietà» Jaques (ormai per gli amici) che fa sembrare tutto così semplice, come è quella musica, la sua musica, come dovrebbe essere la vita.
Un panama, una camicetta che sta bene sul tropico e questa sera anche sul Friuli collinare. «Vi suono qualche pezzo del compositore più importante per me» introducendo alcuni classici di Jobim. «A casa mia si ascoltava solo musica classica. Io la bossa nova l’ho conosciuta appena da adolescente. Prima mi era quasi vietata» scherza con il sottoscritto davanti a un calice di buon rosso! Medesima cosa raccontava del maestro, Tom Jobim appunto; anche lui «era di formazione tradizionale ma amante della calle, della gente e… della birra!».

Brano di Gismonti, colui che lo ha portato per la prima volta in Italia; «Agua e vinho» (tanto per restare in tema) il brano che esegue con l’inseparabile cello, quasi un prolungamento del proprio corpo. Morelenbaum non suona, ma fa piangere lo strumento e quando lo pizzica risveglia la parte ancestrale dell’ascoltatore facendolo precipitare nell’oceano del proprio inconscio. Un colpo al plesso solare di emozioni quando propone una traccia del nostro Morricone, eseguita già per la commemorazione dell’Armistizio; nuovamente le campane in dissolvenza che paiono calate dall’alto. La dedica alla madre del padrone di casa, recentemente passata a miglior vita, è spontanea, sincera e di enorme candore, in quanto un brano che stava molto a cuore alla medesima. Grande musicista, grande umanità. Come per il concerto al rifugio Gilberti per il No Borders Music Festival della mattina stessa chiude con «Silence» di Charlie Haden. A fine concerto nel rifugio si è dedicato naturalmente al frico, ora si va di cocktail.

In un’atmosfera da racconto di Agatha Christie continuiamo a discorrere del più e del meno, di musica, di gastronomia, di amicizia, di vita. Il giorno prima all’alba aveva suonato con il progetto Lake Sound sempre per il No Borders su di una zattera al Lago Superiore di Fusine in un quartetto inedito assieme a Trilok Gurtu, Roy Paci, Carlo Cantini. «Quante volte avete provato la scaletta Jaques?» gli chiedo incuriosito. «Una! La sera prima a Tarvisio». Mi risponde e ride. Musicisti con la M maiuscola! Il nostro ospite mi racconta poi di un’intera giornata passata con JM, la curiosità per il territorio Friuli e l’apprezzamento per l’accoglienza ricevuta. «Mi chiedeva delle coltivazioni che incontrava nel tragitto, mais, viti, mi chiedeva di qualsiasi cosa!».

Emergono poi aneddoti che nella sua biografia ufficiale passano quasi inosservati come che in gioventù è stato allievo di Bernstein e Rostropovich! Altri più tristi legati al ricordo della famiglia, musicisti e profughi dalla Polonia che durante la seconda guerra mondiale riuscirono a scappare a Rio e a mettersi in salvo, anche se purtroppo non tutti i componenti. E poi l’incontro con l’amato Jobim, del quale ha arrangiato gli ultimi lavori e quello con Sakamoto. «Dapprima non sopportavo un suo disco che mia moglie ascoltava in continuazione - racconta - poi come per magia tra noi è scoccata una scintilla culminata in un disco registrato a casa e con il pianoforte di Tom, con mia moglie Paula e Ryuichi... che è venuto piuttosto bene!». Non serve aggiungere che trattasi di un capolavoro.

La mia passione per la fase evolutiva della bossa, programmi futuri del Maestro con live in Portogallo, Dolomiti Festival (cercate subito le date!) e Blue Note di Milano. Sul tardi e stanchissimo per una giornata interminabile ha ancora voglia e disponibilità di dispensare consigli ad un liutaio per le sue creazioni, dal quale riceve la promessa di un regalo appena lo strumento sarà all’altezza! Jaques Morelenbaum, un grande uomo prima che un grande musicista. Che ritorni presto a trovarci!