26 agosto 2019
Aggiornato 03:00
L'analisi

Manifattura friulana: secondo semestre di rallentamento

La presidente Mareschi Danieli: “Il Paese è fermo e il 2019 è ormai compromesso"
Manifattura friulana: secondo semestre di rallentamento
Manifattura friulana: secondo semestre di rallentamento Ufficio Stampa

UDINE - Seconda battuta d’arresto consecutiva per l’industria manifatturiera della provincia di Udine. Nel secondo trimestre 2019, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine sui risultati dell’indagine trimestrale sul comparto manifatturiero provinciale, si è ulteriormente aggravato il rallentamento del ciclo economico. L’indicatore della produzione industriale per le imprese manifatturiere, infatti, è sceso del -2,7% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. E segue a ruota il calo del -0,9% registrato nel primo trimestre del 2019.

Domanda ancora fragile 

«La frenata che sta caratterizzando l’economia nazionale già dalla seconda parte dello scorso anno - commenta Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine - comincia a manifestarsi anche in provincia di Udine. L'andamento negativo della produzione si accompagna alla fragilità della domanda: le vendite, infatti, segnano una variazione negativa del -3% rispetto al secondo trimestre 2018. Al rallentamento della dinamica del fatturato e della produzione si è associato anche un appesantimento della tendenza negativa del processo di acquisizione degli ordini, che ha subito la quinta flessione tendenziale consecutiva, segnando nel secondo trimestre un -0,8%. Questo trend si conferma anche nei prezzi dei materiali e dei prodotti finiti, che rallentano ulteriormente registrando rispettivamente -1,1% e -0,6% rispetto allo scorso anno».

I numeri nel dettaglio 

La battuta d’arresto che ha caratterizzato i primi mesi di questo nuovo anno appare piuttosto generalizzata a livello settoriale, con alcune eccezioni. Tra i settori monitorati nel periodo aprile-giugno solo l’industria chimica, della gomma e plastica e i materiali da costruzione riportano variazioni produttive positive.
In dettaglio, la crescita dell’industria meccanica registrata nel 2017 (+3,1% la variazione tendenziale) e nei primi nove mesi del 2018 (+2,6%), si è bruscamente interrotta nel quarto trimestre (-0,7%). Al timido rimbalzo del primo trimestre 2019 (+0,5), è seguita una variazione nulla (0%) nei successivi tre mesi.
L’industria siderurgica, dopo aver chiuso il 2018 con un incremento tendenziale dell’1,2% nel quarto trimestre, in decelerazione rispetto al +2,2% dei primi nove mesi, ha evidenziato nel 2019 un’inversione di tendenza: alla contrazione dei volumi prodotti del -1,8% nel primo trimestre, nel secondo trimestre si è segnato un calo ancora maggiore, -3,8%.
Nell’industria del legno e dei mobili, ad un 2018 con andamenti altalenanti (+0,3%), sono seguiti un buon primo trimestre, +1,9%, ed un pessimo secondo trimestre, -5,2%.
In aumento i volumi prodotti nei comparti della chimica (+3,9% la variazione tendenziale nel secondo trimestre 2019), gomma e plastica (+7,4%), materiali da costruzione (+17%), in calo l’alimentare (-3,8%), pelli e cuoio (-15%), calzature e abbigliamento (-1,8%), carta (-0,2%).

Le priorità di Mareschi Danieli

«Le previsioni degli operatori per i prossimi mesi sono orientate a un leggero rimbalzo della produzione e a una maggiore stabilità per le vendite - afferma Anna Mareschi Danieli -, ma difficilmente nel 2019 andremo oltre la crescita zero o soltanto di qualche decimale che avevamo previsto. Il Paese è fermo e, anche se avessimo una seconda parte del 2019 più positiva, ormai l'anno è sostanzialmente compromesso. In questa situazione economica siamo, purtroppo, in buona compagnia. Frenano la Germania e pure, sebbene in misura minore, la Francia. Due tra i principali Paesi di destinazione delle nostre esportazioni e anche questo non è un beneDi fronte all’evidenza dei numeri – conclude la presidente di Confindustria Udine - le priorità per la politica economica sono sostanzialmente due. La prima: non scherziamo sui conti pubblici. Oggi il calo dello spread porta grandi benefici all'economia che non possiamo pregiudicare. E poi c'è la finestra della politica espansiva della Bce che dobbiamo sfruttare. La seconda priorità: mettere più soldi in busta paga: bisogna tagliare il cuneo fiscale a favore dei lavoratori».