12 dicembre 2019
Aggiornato 06:30
Politica

Pd, Shaurli e Serracchiani contro la scelta di Renzi

Il segretario dem bolla come «esempio di personalismo» la scelta dell'ex premier. Per la deputata il partito resta l'unica casa per le culture democratiche
Renzi a Udine
Renzi a Udine Diario di Udine

UDINE - «Non condivido la scelta di Renzi, non capisco politicamente tempi, motivazioni e obiettivi, non vedo oggi alcun eventuale miglioramento per l’offerta politica e le proposte per cittadini e imprese. Non grido al tradimento, ma, fatta così, mi pare solo l’ennesima scelta dettata da quei personalismi in cui si è avvitata la politica italiana degli ultimi anni». Lo afferma il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli, commentando l'annuncio dell'ex premier Matteo Renzi di uscire dal Pd per formare un suo partito. Scettica anche la deputata Debora Serracchiani, che su Facebook scrive: «Il Pd è la mia casa e voglio che resti ampia e accogliente. Come dieci anni fa, sono ancora convinta che il Pd sia un progetto fondamentale per l'Italia: l'unico luogo politico dove abitano stabilmente le culture democratiche, tolleranti e riformiste».

La posizione di Shaurli

«Una scelta forse utile a una classe dirigente ristretta ma - spiega Shaurli - poco interessante per il Paese e il suo futuro. Il Pd, che è nato come area di raccolta delle tradizioni democratiche italiane e rimane la casa di tutti i riformisti, pochi giorni fa si è assunto una grande e difficile responsabilità. E in questo frangente la nostra comunità ha bisogno di unità, serietà e capacità, non di incomprensibili divisioni». Per il segretario dem «la nostra comunità, i nostri iscritti e sostenitori hanno fatto un congresso un anno fa e credo siano stufi di rivedere nuove divisioni dopo quelle già viste in passato. Hanno dato tanto in questi mesi, dalla passione all’impegno messi in campo alle europee e alle amministrative, quando magari qualcuno già preparava scissioni e divisioni. A loro - precisa Shaurli - voglio dire grazie e rassicurarli tutti: il Pd resta il partito plurale nato all'ombra dell'Ulivo e ci dispiace per chi se ne va, perché qui lascia una famiglia e resta più solo».

Le parole di Serracchiani

«Non possiamo permetterci di rinunciare a nessuna componente di questo partito, non dobbiamo accettare la semplificazione né l'appiattimento - scrive ancora su Fb l'ex governatirce -. Bisogna che tutti comprendiamo, di fronte all'annuncio dell'ex segretario Renzi, che se lui sbaglia come anni fa ha sbagliato Bersani, fare una casa più piccola non significa aver messo ordine, ma solo esser divenuti più poveri. È vero, il nostro partito è attraversato da tentazioni di egemonia correntizia, ma questo è un male che non si cura con l'amputazione. I difetti e i limiti del Pd sono la sfida interna da vincere per avere la credibilità di parlare fuori, al Paese e alle nostre comunità locali e regionali. Sono convinta che la nostra cultura, civile e politica, sia una garanzia per il Paese. Ma ora c'è un pericolo, e io non voglio certo perdere tempo a fare la conta di quanti posti toccheranno al partito di Renzi nelle nomine delle partecipate. Io voglio aggregare il più possibile - conclude Serracchiani - per avere un partito forte da schierare contro Salvini. Quindi, se qualcuno avesse dubbi, non solo resto nel Pd, con la mia storia e le mie idee, ma lo faccio con la serena coscienza di essere, se non nel migliore dei mondi, nel posto giusto».