8 dicembre 2019
Aggiornato 02:00
L'intervento

Confagricoltura Fvg: non si arresta il consumo di suolo in regione

Aggredite le aree più vocate all'agricoltura, dice Thurn Valsassina: «Un considerevole impatto è derivato dai lavori per per terza corsia dell'A4 Ve-Ts»
Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura FVG
Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura FVG Ufficio Stampa

UDINE - Secondo il Rapporto Ispra 2019 sul consumo di suolo, la nostra regione ha peggiorato ulteriormente la propria situazione posizionandosi al 4° posto in Italia per percentuale di suolo consumato sulla superficie amministrata (era al 5° lo scorso anno). Nell’ultimo anno, il Fvg è stata la regione italiana che ha mostrato il secondo incremento percentuale di aree urbane (+0,34%) rispetto alla superficie esistente nel 2017. In valore assoluto sono 239 ettari di suolo naturale perso, corrispondenti a 334 campi di calcio. Anche in rapporto alla popolazione residente, nella nostra regione c’è stato l’aumento di 1,96 mq cementificati per ogni abitante, terzo peggior risultato tra le regioni italiane.

«La mappa della localizzazione di questi recenti cambiamenti (2017-2018) colloca il nuovo consumo di suolo principalmente nelle aree di pianura e collinari che sono anche le più vocate per l’attività agricola - sottolinea Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura -. Un considerevole impatto è derivato dai lavori per la realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4 Ve-Ts in alcuni Comuni della bassa pianura friulana, da un polo intermodale, dall’ampliamento di alcune zone industriali e delle attività estrattive».

La tendenza a consumare suolo al di fuori dei centri urbani in Fvg è supportata anche da un’analisi di più lungo periodo (fonte Ispra), che mostra come circa l’89% del suolo consumato nel quinquennio 2012-2017 si collochi in contesti prevalentemente agricoli o naturali, oppure in contesti caratterizzati da media o bassa densità di aree urbanizzate. L’impatto negativo dell’espansione urbana sulle aree rurali non si limita alla perdita quantitativa dei suoli, ma riguarda anche la loro qualità legata alla fertilità. Sottrarre all’agricoltura terreni fertili, nell’ottica dei cambiamenti climatici in atto, comporta una minore protezione in caso di eccesso di piogge e una maggiore necessità irrigua durante le stagioni siccitose, a esempio.

«La legge regionale 6/20019 - aggiunge il presidente di Confagricoltura Fvg - ha introdotto una serie di buoni principi finalizzati alla riduzione del consumo di suolo e alla ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. Ma una attenzione massima deve essere posta, in una situazione di crisi economica e di diminuzione della popolazione, al recupero del patrimonio industriale ed edilizio esistente proprio nell’ottica di ridurre ulteriormente l’allargarsi delle zone industriali-commerciali e residenziali, nelle periferie dei centri urbani, in linea con i corretti principi della green economy».