23 aprile 2021
Aggiornato 00:30
Udine

Cresce l'export, ma la metalmeccanica rallenta

Il Presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli: «Al Governo, a partire dalla manovra, chiediamo attenzione all'economia reale»

UDINE - Il rallentamento delle dinamiche produttive dell’industria metalmeccanica regionale osservato nel 2018 si è acuito nella prima metà del 2019. Dopo aver chiuso il 2018 con una crescita complessiva dello 0,3% rispetto al 2017, l’industria metalmeccanica regionale - sulla base delle elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine diffusi in occasione delle Giornate della Metalmeccanica di Federmeccanica, che fotografano a livello nazionale lo stato di salute del comparto - ha registrato nel primo semestre del 2019 una contrazione dei volumi produttivi del -2,1% rispetto allo stesso periodo dello 2018. Anche l’industria metalmeccanica della provincia di Udine (che conta quasi 25 mila addetti, il 51,3% degli addetti manifatturieri provinciali e il 38,9% degli addetti metalmeccanici regionali) ha registrato già dallo scorso anno andamenti congiunturali trimestrali in decelerazione.
Mediamente nel 2018 i volumi di produzione, grazie ai trascinamenti positivi acquisiti nell’ultima parte del 2017, hanno registrato una crescita del +1,8% per il comparto meccanico e del +1,9% per quello siderurgico, in evidente rallentamento rispetto al 2017 quando avevano segnato rispettivamente un aumento del +3,1% e del +2,3%.

Il commento di Anna Mareschi Danieli

«L’inversione di tendenza - sottolinea Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine - manifestatasi in particolare nel quarto trimestre, è proseguita per il comparto siderurgico anche nel primo semestre del 2019 con un calo produttivo del -2,8% (-1,8% nel primo trimestre, -3,8% nel secondo) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In flessione rispetto al valore medio del 2018, ma ancora positiva la variazione tendenziale del comparto meccanico, +0,3% (+0,5% nel primo trimestre, zero nel secondo)».
L’andamento è attribuibile soprattutto alla contrazione della domanda interna e degli investimenti, mentre l’export registra un incremento.
«Nel primo semestre 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018 - conferma Anna Mareschi Danieli - le esportazioni sono cresciute del +9,1% (+11,1% nel 2018), mentre le importazioni sono calate del -11,5%. Il risultato positivo delle vendite all’estero è stato ottenuto grazie al forte incremento registrato dal comparto dei macchinari (+47,3%) e, in parte, delle apparecchiature elettriche (+5,1%), solo parzialmente limato dal calo dei restanti settori, metallurgia (-7,1%), prodotti in metallo (-4,9%) e computer e prodotti elettronica (-7,9%)».

Incognite dazi, Brexit e frenata della produzione tedesca

I flussi diretti in Germania sono diminuiti dell’11% quale conseguenza del peggioramento in atto delle dinamiche produttive dell’attività manifatturiera tedesca. Sempre nei primi sei mesi dell’anno in corso, il calo delle esportazioni metalmeccaniche verso Austria (-19,6%) è stato abbondantemente compensato dai flussi diretti negli Stati Uniti (+51,2%), Francia (+7%), Spagna (+18,1%), Cina (+33,3%) e Algeria (+214,2%).
«Sull’andamento dell’economia globale - commenta Anna Mareschi Danieli - gravano l’incertezza della guerra dei dazi tra Usa e Cina, le incognite sulla Brexit e la frenata della produzione in Germania. La Germania è il primo partner dell’industria metalmeccanica friulana, non solo commerciale, ma anche produttivo. Infatti, l’economia friulana e quella tedesca sono specializzate in fasi diverse e complementari delle filiere internazionali di produzione: relativamente più a monte quella friulana, ossia come fornitore di semilavorati e componenti, e più a valle quella tedesca, cioè più vicino agli acquirenti di beni finali. Si tratta, nella maggioranza dei casi, di commercio di beni intermedi e d’investimento, quindi di scambi che avvengono prevalentemente tra le imprese. Ciò vale, con diversa intensità, in entrambe le direzioni degli scambi: da una parte, valore aggiunto manifatturiero friulano attivato dalla produzione tedesca, dato dai semilavorati italiani incorporati nei beni finali tedeschi; dall’altra, in minor misura, valore aggiunto tedesco incorporato nei manufatti finali friulani. Tutto ciò si riflette nell’elevato grado di correlazione dell’economia friulana con quella tedesca, che si riscontra nell’export e nella produzione». «A livello previsionale - conclude la presidente degli Industriali friulani - nei prossimi mesi non sono attese sostanziali modifiche del clima congiunturale, che permane debole. C'è una crescita mondiale che arretra e uno scenario globale molto incerto, per questo ci attendiamo dal nuovo Governo realismo e senso di responsabilità. Le nostre richieste per la manovra d'autunno sono quelle già espresse prima dell'estate, a cominciare dal nodo delle infrastrutture e dal cuneo fiscale per i lavoratori, i premi di produzione, per fare in modo che si attivi sempre di più lo scambio salario-produttività, e a un grande piano di inclusione giovani nel mondo del lavoro. L’Italia ha un debito pubblico gigantesco e quindi bisogna stare molto attenti. Questo significa definire gli obiettivi che si vogliono realizzare, con quali risorse e con che effetti sull’economia reale».