22 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Lavoro

Pam chiude i punti vendita di Codroipo e Cividale: l'ira dei sindacati

21 persone rischiano di restare a casa. Chiesta una redistribuzione del personale nei punti vendita di Udine
Pam chiude i punti vendita di Codroipo e Cividale: l'ira dei sindacati
Pam chiude i punti vendita di Codroipo e Cividale: l'ira dei sindacati

CODROIPO - Lo scorso 21 agosto le strutture territoriali di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno ricevuto la formale comunicazione dalla proprietà di voler procedere alla chiusura dei negozi Pam Franchising di Codroipo e Cividale del Friuli, nei quali attualmente lavorano 21 persone. Mercoledì 2 ottobre è stata chiusa la fase sindacale della procedura senza addivenire a un accordo. In attesa della convocazione del tavolo istituzionale da parte della Regione, come prevede la norma, le posizioni dei sindacati restano «unitarie, restano salde, chiare e precise».

«Abbiamo richiesto la completa salvaguardia dei livelli occupazionali attraverso la possibilità di una mobilità interna tra i diversi canali commerciali del Gruppo - chiariscono i sindacati in una nota -. Pam Franchising infatti è una controllata di Pam Panorama che a Udine, ad esempio, conta due ipermercati. La risposta dell’impresa è risultata del tutto insufficiente ed inadeguata, senza fornire né dati utili per una puntuale verifica della possibilità di ricollocazione né una spiegazione convincente sul motivo di tale diniego. Abbiamo inoltre richiesto come strumento ultimativo e residuale l’utilizzo agli ammortizzatori sociali conservativi, ossia, in questa fattispecie, la cassa integrazione guadagni straordinaria; su questa richiesta attendiamo le valutazioni da parte dell’impresa. Nel frattempo abbiamo avuto modo di incontrare, su Nostra richiesta, i sindaci delle due amministrazioni comunali interessate segnalando ed evidenziando la portata della vertenza dal punto di vista dei territori coinvolti e dei risvolti sociali che tali chiusure determinerebbero».

«Abbiamo richiesto ai due Comuni coinvolti - aggiungono i rappresentanti di Filcams, Fisascat e Uiltucs - l’apertura di un tavolo Istituzionale con la presenza, fondamentale, delle società proprietarie degli immobili al fine di valutare la possibilità di raggiungere delle intese che diano garanzie alle lavoratrici ed ai lavoratori operanti in quegli spazi e nel contempo ricercare le miglior condizioni economiche ed organizzative utili per il rilancio dei siti produttivi. Da parte delle amministrazioni comunali abbiamo avuto massima attenzione e disponibilità per valutare, assieme, tali percorsi e per cogliere questa opportunità nell’interesse generale dei lavoratori e delle comunità».