17 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
L'annuncio

Riforma degli enti locali: tornano Province e Comunità Montane

A dirlo è stato l'assessore Pierpaolo Roberti: nasceranno 4 sub enti regionali che si occuperanno in prima battuta dell'emergenza legata all'edilizia scolastica
Riforma degli enti locali: tornano Province e Comunità Montane
Riforma degli enti locali: tornano Province e Comunità Montane Regione Friuli Venezia Giulia

UDINE - «Vogliamo creare strumenti e apportare dei correttivi a quelli esistenti per dare la massima libertà ai sindaci di amministrare il proprio territorio. Nessuna volontà di imporre nulla dall'alto e pochi paletti, uno di questi sarà il principio Una Testa Un Voto per fare in modo che i Comuni più grandi non sovrastino quelli più piccoli». Lo ha indicato a Udine l'assessore alle Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti, illustrando al Consiglio delle Autonomie (Cal) le linee generali del ddl sulle forme associative comunali che sarà vagliato dalla Giunta Fedriga nella prossima seduta.

Risolvere l'emergenza edilizia scolastica

Fra le novità, anche la creazione di 4 sub enti regionali che si occuperanno in prima battuta dell'emergenza legata all'edilizia scolastica «per dare una risposta immediata ad un comparto in sofferenza» ha spiegato Roberti, indicando negli enti «una forma embrionale per la partenza dell'ente intermedio». «Al vertice dei quattro enti ci sarà un commissario tecnico per raccogliere l'eredità più pesante lasciata dalla chiusura delle Province - ha proseguito l'assessore - e risolvere la difficile situazione dell'edilizia scolastica che, allo stato attuale, è attribuita ai Comuni con l'obbligo di esercizio all'interno delle Uti, la cui carenza di personale ne rende tuttavia impossibile la gestione». «Il più importante caposaldo della riforma - ha quindi sottolineato Roberti - è che la Regione non dovrà ingerire nell'attività dei Comuni. Il sindaco eletto potrà scegliere gli strumenti che metteremo a disposizione per erogare nel migliore dei modi i servizi ai cittadini. In campo, troverà strumenti come quello della comunità ma saranno sempre e solo i primi cittadini a decidere se erogare i servizi in autonomia, attraverso il sistema delle convenzioni, con percorsi di fusione o aderendo alla tante comunità che si formeranno. L'unico che potrà giudicare sul loro operato sarà l'elettore all'interno delle urne».

Forme associative volontarie e non più imposte

«La riforma delle Uti - ha specificato l'assessore - comprenderà diversi provvedimenti: il primo riguarda le forme associative e riprende istituti già esistenti ai quali, in alcuni casi, sono stati posti dei correttivi». Si parla di percorsi facoltativi di fusione e di convenzioni, già ampiamente usate dai Comuni, ma anche di comunità. Quest'ultimo organismo, che tiene in conto le istanze dei territori, sarà a tutti gli effetti un ente locale con personalità giuridica così da poter gestire alcuni rapporti quali quelli del personale e del patrimonio. Le comunità nomineranno un vertice politico ovvero il comitato esecutivo i cui membri potranno essere amministratori ma anche comuni cittadini. E, sempre in materia di governance, viene posto un'ulteriore correttivo rispetto alle Uti. Cambia il modello elettivo: si passa dal modello dell'elezione del sindaco, che nominava poi la propria Giunta, a quello più simile all'elezione di un consiglio di amministrazione così da garantire una maggiore rappresentanza delle minoranze. Le comunità saranno obbligatorie solo nei territori montani per l'esercizio delle funzioni specificamente di carattere montano e facoltative su tutto il resto.

Ritornano le Comunità Montane

Roberti, che ha rassicurato sul fatto che non saranno spostate le competenze dei Comuni ma rimarranno in capo agli stessi, ha evidenziato un'ulteriore novità rappresentata dall'istituzione del Consiglio delle autonomie montane. «Sarà una sezione del Cal - ha informato - con compiti consultivi e di indirizzo su tematiche montane a cui viene affidata l'organizzazione annuale degli Stati generali della montagna. Sarà composto dal presidente dell'Uncem, dai componenti eletti nel Consiglio delle autonomie locali che insistono sul territorio delle Comunità di montagna e dai presidenti delle stesse, una volta costituite». Queste nuove entità non hanno ancora confini definiti, ma in accordo con l'Uncem le prime ipotesi sono già state avanzate: ne sorgerebbero 3, una per la Carnia, una per il Pordenonese e l'ultima per Tarvisiano, Gemonese e Valli del Torre.