25 febbraio 2020
Aggiornato 17:00
Udine

Presentato l'Atlante della montagna friulana

Ricerca pilota realizzata dalla Cooperativa Cramars, studia il territorio, l’ambiente, la popolazione e l'economia delle terre alte
Presentato l'Atlante della montagna friulana
Presentato l'Atlante della montagna friulana Ufficio Stampa

UDINE - E' stato presentato a Udine l’ Atlante della Montagna Friulana. La Cooperativa Cramars ha messo a frutto tutte le proprie competenze e, in soli nove mesi, ha studiato e confrontato diversi dati, statistici e non, sulla montagna del Friuli Venezia Giulia forniti da Istat, Regione Fvg e Unioncamere. Un lavoro che tratteggia una zona geografica importante per vastità ma che risulta fondamentalmente ai margini dei processi di sviluppo territoriale.

Dati sulla montagna friulana  

L’Atlante della Montagna Friulana si suddivide in categorie di informazioni - testo e tabelle - e analizza tre diverse aree montane: Carnia, Canal del Ferro Valcanale, Valli e Dolomiti Friulane. La metodologia utilizzata si basa, in alcuni casi, anche sul confronto sistematico che compara altre province completamente montane dell’arco Alpino Italiano per capirne le dinamiche. Queste osservazioni hanno permesso di evidenziare le esigenze più pressanti di questi territori, verificare la bontà delle politiche messe in atto fino ad oggi e tracciare la strada per le azioni future a medio e a lungo termine.
Stefania Marcoccio, presidente di Cramars, Cooperativa per lo sviluppo locale e la formazione professionale, dà il benvenuto ai presenti e afferma: «Abbiamo fortemente voluto realizzare questo Atlante della Montagna Friulana per posizionare Cramars al centro del dibattito sulle politiche di sviluppo locale, da troppo tempo assenti in Friuli».

Benessere economico

In questa sezione viene misurata la ‘ricchezza’ attraverso un indicatore molto preciso: il reddito lordo medio pro capite. Il risultato dei vari confronti con altre province alpine è molto disomogeneo. Ci sono ben 2.000 euro di differenza tra la provincia di Bolzano e quella di Udine, che diventano quasi 6.000 euro lordi all’anno se, invece, vengono confrontati i dati del comune di Paularo, che, pur essendo il secondo Comune della Carnia, è quello meno performante con un reddito lordo annuo di 12.308 euro. Quindi si può concludere che la montagna friulana sia priva di attrattiva perché la situazione generale non è in grado di generare reddito in maniera adeguata per i suoi abitanti. Da qui sono necessarie azioni mirate per risollevare la situazione e permettere ai cittadini di raggiungere, in base alle proprie competenze e aspirazioni, un certo benessere economico.

Mercato del lavoro

Perché si scappa dalla montagna? Analizzando in profondità i dati raccolti per l’Atlante nella sezione Mercato del Lavoro, sono stati evidenziai quelli che vengono definiti ‘feedback negativi auto generanti’. Ovvero delle situazioni che accelerano la fuga delle persone dalla montagna alla città o alla pianura in generale.
Durante l’attuazione dello studio, si è scoperto che il livello di assunzioni nel settore dell’ospitalità, al 31/12/2018, per l’area montana della Carnia, era simile a quello registrato nell’area manifatturiera. Ad un primo sguardo potrebbe sembrare un dato positivo. In realtà, nel caso di under 30, nel settore manifatturiero la tipologia dei contratti era a tempo indeterminato per quasi il 50% mentre nel settore dell’ospitalità la forma prevalente era di tipo determinato o intermittente e comunque legato alla stagionalità inverno/estate. In conclusione, solo con l’impostazione di una strategia programmatica per il territorio montano, si potranno riequilibrare le opportunità di sviluppo a favore del comparto turistico.

Calo demografico

Il principale problema dell’area montana del Fvg (e della Regione stessa anche se in misura minore) è dato dal calo demografico. Nel periodo 2014/2018 tale fenomeno è cresciuto con un ritmo esponenziale soprattutto nella zona del Tarvisiano. Nonostante le infrastrutture turistiche realizzate o migliorate negli ultimi anni come la pista ciclabile e gli impianti da sci. La conseguenza allo spopolamento in favore delle località di fondovalle, porta anche ad un invecchiamento della popolazione in termini assoluti. Un tracollo che potrebbe avere serie ripercussioni sull’erogazione dei servizi. Ma è davvero così che si desidera continuare a governare le Terre Alte? Occorre agire prima che sia troppo tardi, tenendo conto del fatto che nel settore demografico le politiche di oggi si possono misurare solo fra 20 anni. Decisamente un tempo troppo lungo per chi è abituato a ragionare a scadenze elettorali.