8 dicembre 2019
Aggiornato 01:00
Politica

La riforma degli enti locali oggi diventa legge. Per il Pd si torna indietro di 20 anni

Roberti difende il lavoro fatto. Shaurli lo "smonta" pezzo per pezzo
La riforma degli enti locali oggi diventa legge. Per il Pd si torna indietro di 20 anni
La riforma degli enti locali oggi diventa legge. Per il Pd si torna indietro di 20 anni

UDINE - «La riforma degli enti locali del Friuli Venezia Giulia prevede un cambio di concezione per quanto riguarda i rapporti tra Regione e Comuni: da un sistema in cui l'amministrazione regionale imponeva le proprie decisioni agli enti locali passeremo a un modello in cui la Regione si pone al fianco dei sindaci e offre loro gli strumenti per poter governare il proprio territorio nel modo migliore possibile». Lo ha dichiarato l'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, al margine della discussione in Consiglio regionale sul disegno di legge 71/2019 inerente l'Esercizio coordinato di funzionali e servizi tra gli Enti locali del Friuli Venezia Giulia e istituzioni degli enti di decentramento regionale, ovvero la riforma delle autonomie locali.

"Lasciata libertà di decidere ai sindaci"

L'assessore ha spiegato che «vengono individuate delle forme associative che potranno essere usate dai sindaci sulla base delle esigenze del territorio per dare servizi efficienti ai cittadini. Rispettiamo quindi l'autonomia dei primi cittadini, che potranno prendere in autonomia le proprie decisioni, delle quali saranno ovviamente responsabili di fronte alle comunità». Roberti ha quindi rimarcato che «è un cambiamento richiesto in primis da sindaci che consente di tornare finalmente a parlare di autonomie locali migliorando alcuni strumenti che erano già in campo e istituendone anche di nuovi, come le Comunità. I Comuni potranno decidere di svolgere funzioni in forma associata per ottimizzare il personale e le risorse. Oggi, il tessuto del Friuli Venezia Giulia è composto da molti Comuni di piccole dimensioni ed è impensabile che ogni amministrazione cittadina abbia degli uffici in grado di fare tutto e di tutto, perché questo modello porta a non garantire servizi di buon livello. Al contrario, la Comunità permette ai sindaci di scegliere in totale autonomia quali servizi condividere e con chi, di modo da sviluppare uffici specializzati che garantiscano l'ottimizzazione delle risorse e di conseguenza l'erogazione di prestazioni migliori a costi minori». L'assessore ha spiegato che «per preparare questa legge ho intrapreso un ampio percorso di ascolto del territorio, delle rappresentanze sindacali e di altri soggetti, ma nonostante i tentativi pare che purtroppo non ci sia possibilità di avviare su tale tema un dialogo costruttivo con l'opposizione. Il nostro obiettivo è rendere il Friuli Venezia Giulia agile e snello, ma per riuscirci dobbiamo spostare alcune competenze che oggi sono in capo alla Regione ad altri organismi, come gli enti di decentramento regionali, i quali una volta divenuti pienamente operativi potranno esercitarle nel modo migliore».

Le perplessità del Pd

Diversa la visione del segretario Pd Cristiasno Shaurli. "È Ponzio Pilato che si fa politica, la rinuncia a qualsiasi visione, a qualsiasi pensiero della nostra regione nel 2030. Avremo una Regione più forte e accentratrice, con i Comuni abbandonati e resi marginali». Per l'esponente dem «è un insulto alla lingua italiana chiamare 'riforma' questa manciata di articoli che serve solo a fare narrazione, non risolve un problema né in termini di personale, né sulla qualità dei servizi, né sulla capacità di spesa dei nostri Comuni. Questa riforma non ci farà fare nessun passo avanti e anzi torniamo indietro di vent'anni. Il vero e unico dato politico - ha indicato Shaurli - è che la Lega pensa Comuni e sindaci solo come erogatori di servizi: non c'è più nessuna visione di sviluppo del territorio, nessuna visione sovracomunale, nessun aiuto economico per i nostri Comuni. Si tornerà a rivolgersi col cappello in mano alla Giunta». Shaurli ha quindi ricordato le leggi della Regione Veneto e di Trento e Bolzano «che almeno hanno avuto il coraggio di scegliere, di costruire comunità di vallata o Unioni con funzioni in comune, mettendo insieme i piccoli Comuni e ovviamente mettendo risorse per aiutare le aggregazioni. Regioni che hanno esercitato una scelta, mentre qui in Friuli Venezia Giulia di fatto siamo alla ritirata. L'ambizione dei Comuni dovrebbe essere tenere assieme due cose, i servizi e la visione di sviluppo del proprio territorio, ma - ha spiegato Shaurli - in questi pochi articoli c'è una sola scelta politica del centrodestra e cioè che i Comuni saranno solo e unicamente erogatori di servizi. La visione di sviluppo e programmazione dei territori per il centrodestra tornerà alle Province, ma intanto, visto che non sappiamo quante saranno e come saranno fatte, torneranno in Regione. Il timore fondato è che, come tutte le cose in Italia, ciò che è temporaneo diventa definitivo. Questi enti di decentramento regionale - ha concluso - ce li terremo fino al 2023, chi verrà dopo dovrà decidere cosa fare e per i nostri Comuni si ripartirà da capo».